MEDITAZIONI

“PERCHE’ CI E’ ACCADUTO QUESTO?”

L’angelo del SIGNORE gli apparve e gli disse: « Il SIGNORE è con te, o uomo forte e valoroso! » Gedeone gli rispose: « Ahimé, mio signore, se il SIGNORE è con noi, perché ci è accaduto tutto questo? Dove sono tutte quelle sue meraviglie che i nostri padri ci hanno narrate dicendo: “Il SIGNORE non ci ha forse fatti uscire dall’Egitto?” Ma ora il SIGNORE ci ha abbandonati e ci ha dati nelle mani di Madian ».

(Giudici 6:12,13)

Quando la provvidenza è stata severa e dura con lui, per l’uomo è molto difficile credere che Dio sia con lui e che si preoccupi di lui. Inoltre, quando materialmente le cose vanno male, è molto difficile credere di possedere grandi benedizioni spirituali. Questa era la situazione in cui si trovava Gedeone, perciò se la prese con Dio come fanno moltissime persone in situazioni simili, dicendo: se l’Eterno è con noi, perché ci è avvenuto tutto questo?

Quando Gedeone fa questa domanda mette in dubbio il fatto che Dio si preoccupasse per il Suo popolo.

Mette in dubbio che Dio sia giusto. Gedeone accusò quasi Dio per le difficoltà che Israele stava vivendo, accusandoLo di averlo trattato ingiustamente. Pone al Signore questa domanda in senso accusatorio, per sapere il perché Egli stia permettendo tutto questo. Quante volte il nostro andare a Dio è molto spesso un’accusa nei Suoi confronti. Quante volte ci rivolgiamo al Padre Celeste senza riverenza, pensando si sapere le cose meglio di Lui e forse con la presunzione di saperle fare anche meglio. Nella mia vita mi sono trovato spesso a fare queste domande a Dio e forse anche con lo stesso tono di Gedeone. Non comprendiamo perché Dio permetta determinate situazione, prove, difficoltà, tempeste ecc., non riusciamo a capire perché il Signore non operi, non cambi le circostanze, anzi esse peggiorano solamente. Gedeone si trovava nascosto a battere il grano per paura che i madianiti venissero a rubare il grano e ad ucciderlo. Quindi stava continuando a svolgere il suo compito nonostante le difficoltà e non riesce a capire perché, se era rimasto federe al popolo di Dio e al prendersi cura di lui Dio non premi questo gesto. Ovviamente la motivazione per cui il popolo viveva quella difficoltà era il loro peccato, la loro idolatria a Baal, e Gedeone lo sapeva. Il Signore ci aiuti, in ogni circostanza della nostra vita, a ricordarci che non è mai colpa di Dio. Come Geremia vogliamo iniziare ogni volta la nostra conversazione con la convinzione che Tu sei giusto, Signore, quando io discuto con te, tuttavia io porrò le mie ragioni… Cerchiamo il Signore, sfoghiamoci con Lui, passiamo del tempo a farGli domande, ma sul fondamento biblico che Egli è era e sarà sempre giusto!

Gedeone mette in dubbio anche la potenza di Dio. Giunse alla conclusione che Dio non avesse il potere di garantire la liberazione al popolo. Ipotizzò che il Signore non avesse più la potenza di una volta, che le vecchie vittorie, i vecchi racconti dei padri erano e sarebbero rimasti per sempre solo storia. Quante volte leggiamo la Bibbia come se fosse solo un libro di storia? Come se fosse un libro di favole, che ci piace commentare, spiegare, trarre frasi ad effetto magari da usare per dimostrare una capacità intellettiva da invidiare. Quante volte ci piace leggere le storie belle della Scrittura, ma lo facciamo con distanza come se fosse una storia che mai più può ripetersi. Gedeone aveva sentito parlare, aveva di sicuro letto anche, delle grandi cose che Dio fece nella storia per il popolo di Israele, e commise l’errore di credere che quella fosse solo una storia irripetibile. Dio ci aiuti a crede che il Signore è lo stesso ieri, oggi e in eterno. Egli ci dia la grazia di credere che a ciò che ci ha rivelato nella Sua parola e a viverlo quotidianamente perché “ infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma hanno da Dio il potere di distruggere le fortezze, poiché demoliamo i ragionamenti e tutto ciò che si eleva orgogliosamente contro la conoscenza di Dio, facendo prigioniero ogni pensiero fino a renderlo ubbidiente a Cristo ” (2Cor 10:4-5)

Infine, Gedeone dubitò della fedeltà di Dio. L’ultima polemica fu Ma ora il Signore ci ha abbandonati e ci ha dati nelle mani di Madian. In realtà, se leggiamo la storia, non era Dio ad aver abbandonato il popolo, ma il contrario. Si perché un’altra verità biblica che Dio ci aiuti a ricordarci oggi è che Anche se le madri (ti) dimenticassero, non io dimenticherò te. A volte può sembrare che Dio ci abbia abbandonati in balia dei madianiti. Possiamo pensare che il Signore stia guardando da un’altra parte e non ci noti, non si curi di noi ma sta facendo altro. Non mettiamo mai in dubbio la fedeltà di Dio! Il periodo è difficile, è vero i madianiti fanno paura, ci sentiamo più deboli e impossibilitati a vincere. Ma come Gedeone non permise ai madianiti di impossessarsi anche di quel grano che era rimasto, non permettiamo al nemico di rubarci quello che ci è rimasto, ma nascondiamolo preziosamente in noi e continuiamo a lavorarlo. Che cosa? La nostra fede.

PREGHIERA NELL’ATTESA

“Isacco implorò il SIGNORE per sua moglie Rebecca, perché ella era sterile. Il SIGNORE l’esaudì e Rebecca, sua moglie, concepì. I bambini si urtavano nel suo grembo ed ella disse: « Se così è, perché vivo? » E andò a consultare il SIGNORE. Il SIGNORE le disse: « Due nazioni sono nel tuo grembo e due popoli separati usciranno dal tuo seno. Uno dei due popoli sarà più forte dell’altro, e il maggiore servirà il minore ». Quando venne per lei il tempo di partorire, ecco che lei aveva due gemelli nel grembo. Il primo che nacque era rosso e peloso come un mantello di pelo. Così fu chiamato Esaù.”

(Genesi 25:21-25)

Il testo citato non descrive le parole della preghiera, come in altri brani, ma quello che vogliamo considerare è:

La fede nonostante la lunga attesa. Rebecca non ebbe figli per 20 anni di matrimonio. L’attesa fu lunga e mise alla prova la fede dei due coniugi. Chissà quanti pianti, lacrime sofferenze… Nella Bibbia ci sono diverse donne che vennero provate con un periodo di sterilità, come le mamme di Isacco, Sansone, Samuele…, donne che prima di dare alla luce questi importanti uomini di Israele, dovettero vivere questa simile prova. Tuttavia è meglio aspettare e ricevere una benedizione speciale. “ E tu, quando dici che non lo scorgi, la causa tua gli sta dinanzi; sappilo aspettare! ” (Giobbe 35:14), ma nell’attesa non stanchiamoci di implorare il Signore.

La fermezza di non cadere nel compromesso. Dio aveva promesso ad Abramo una progenie che portasse il suo nome (Gn 21:12), ma la sterilità di Rebecca mise al repentaglio, da un punto di vista umano, la promessa di Dio, ostacolandone l’adempimento. Questo ostacolo, però, non portò Isacco a cercare scorciatoie, come suo padre, il quale dinnanzi alla sterilità di sua moglie concepì un figlio con un’altra donna. Isacco sapeva che l’unico modo per superare quegli ostacoli era pregare. Tutti gli impedimenti che vediamo tra noi e l’adempimento delle promesse di Dio non devono spingerci a cercare scorciatoie peccaminose per ottenere risultati, ma inginocchiarsi e supplicare il Signore.

L’esempio che divenne per sua moglie. Nella prova Isacco non si arrese e perseverò nella preghiera. Questo Rebecca lo vedeva tutti i giorni, tanto che la fede del marito la portò, nel momento di difficoltà, a seguire l’ottimo esempio di Isacco presentando il problema a Dio. Il Signore le rispose illuminandola riguardo al problema. Isacco in un grande momento di difficoltà fu capace non solo di pregare costantemente il Signore, ma anche di continuare ad essere un esempio spirituale nella sua casa. Questo portò sua moglie a confidare anche ella nel Signore e la spinse, come suo marito, a cercare il Signore ed Egli li esaudì.

Cari nel Signore, Dio ci aiuti, nonostante le difficoltà a non smettere mai di pregare, confidando sul fatto che Egli ascolta il grido del Suo popolo. Dio ci aiuti ad essere una luce nelle nostre case, ricordandoci che le difficoltà, molte volte, sono la miglior campagna evangelistica, sia per quelli di fuori, ma anche per quelli di casa nostra. Forse l’attesa si fa lunga, ma teniamoci forti nel Signore attraverso la preghiera per evitare di incappare in qualche scorciatoia peccaminosa, perchè nessun risultato terreno potrà mai equivalere la benedizione speciale di Dio. Infatti il Signore non solo esaudì Isacco e Rebecca con un figlio, ma andò oltre donandogliene il doppio! “ E quando venne per lei il tempo di partorire, ecco ch’ella aveva due gemelli nel seno. ”

L’UNZIONE NELL’UNITA’ CRISTIANA

“Ecco quant’è buono e quant’è piacevole che i fratelli vivano insieme! È come olio profumato che, sparso sul capo, scende sulla barba, sulla barba d’Aaronne, che scende fino all’orlo dei suoi vestiti; è come la rugiada dell’Ermon, che scende sui monti di Sion; là infatti il SIGNORE ha ordinato che sia la benedizione, la vita in eterno.”

(Salmo 133)

Davide conosceva per esperienza l’amarezza delle divisioni familiari e celebra con questo Salmo un’unità che egli bramava molto. Per descrivere l’unità cristiana utilizza come paragone l’unzione sacerdotale di Aronne, perché:

 Era un olio santo. L’olio aveva una preparazione precisa e ordinata da Dio (Es 30:22-25). Era sacro, così come l’unità della Chiesa. Questa infatti è voluta da Dio ed Egli si compiace che la Sua Chiesa viva insieme, cammini di pari passo, non solo per fare il bene ma anche per astenersi dal male. Infatti l’unità della Chiesa deve essere basata sui principi biblici esposti da Dio ed esistere per i fini che Egli ha stabilito.

 L’unzione consacrava Aronne qualificandolo nello svolgere ufficialmente il servizio di sacerdote. L’unità della Chiesa è la consacrazione necessaria per svolgere efficacemente il sacerdozio a lei assegnatole. Dio non può accettare il nostro servizio senza questa necessaria santità.

 L’olio copriva tutto Aronne . È scritto che l’olio partiva dal capo e arrivava fino all’orlo dei suoi vestiti. L’unzione era completa, infatti la Chiesa non può vivere di alcune consacrazioni, ma necessita che ogni membro sia rivestito di consacrazione e sia unito al resto. Non culliamoci solo sul capo o sulla barba… ma l’olio deve rivestire tutto il corpo. La Chiesa necessità della consacrazione e dell’unità di tutto il corpo.

Tutto questo ha la sua ricompensa, la benedizione per eccellenza: la vita in eterno .

LIBERATI DALLA PAURA

“Poi Giacobbe disse: “O Dio d’Abrahamo mio padre, Dio di mio padre Isacco! O Eterno, che mi dicesti: Torna al tuo paese e al tuo parentado e ti farò del bene, io son troppo piccolo per esser degno di tutte le benignità che hai usate e di tutta la fedeltà che hai dimostrata al tuo servo; poiché io passai questo Giordano col mio bastone, e ora son divenuto due schiere. Liberami, ti prego, dalle mani di mio fratello, dalle mani di Esaù; perché io ho paura di lui e temo che venga e mi dia addosso, non risparmiando né madre né bambini. E tu dicesti: Certo, io ti farò del bene, e farò diventare la tua progenie come la rena del mare, la quale non si può contare da tanta che ce n’è”.”

(Genesi 32:10-13)

I momenti di paura e di difficoltà, lo sappiamo, fanno parte della nostra vita. In questi giorni, soprattutto, possiamo ritrovarci nella stessa situazione di Giacobbe, che davanti ad un problema più grande di lui, al quale non aveva possibilità di scampare, fu preso da gran paura e angoscia.

Qualsiasi cosa ci incute timore dovrebbe spingerci a seguire l’esempio di Giacobbe. Egli, nel giorno della distretta, invocò il Signore e ne fu tratto fuori (Salmo 50:15). Vogliamo, perciò, prendere il suo esempio e considerare che nella sua preghiera:

Giacobbe si rivolge al Signore come il Dio dei suoi padri, per richiamare il patto che l’Eterno strinse con loro. Infatti alla base della sua preghiera ci sono proprio le promesse di Dio, alle quali spesso fa appello: all’inizio ( Oh Eterno, che mi dicesti: Torna al tuo paese e al tuo parentado e ti farò del bene! ), e anche alla fine ( tu dicesti: Certo, io ti farò del bene… ). Le Scritture sono piene di promesse divine rivolte al popolo di Dio ed è nostro dovere conoscerle per migliorare le nostre preghiere. Le promesse di Dio sono una guida sicura per le nostre richiese e per la nostra fede. Perciò anche se il mondo ci minaccia, appoggiamoci su di esse.

Giacobbe si rivolge a Dio con grande fede e riverenza. Egli non cerca meriti ricordando le sue conquiste, ma si avvicina al Signore non credendo di essersi meritato nemmeno la più piccola benedizione che Dio gli ha concesso. Nessuna benedizione di Dio ci appartiene se non per grazia di Dio. Coloro, perciò, che si considerano indegni delle più piccole benedizioni di Dio, sono i più qualificati a ricevere i Suoi doni. Dio ci aiuti non solo a professarci indegni, ma a considerarci interiormente tali. Perciò, nell’elevare al Signore le nostre suppliche non dobbiamo fare appello alle nostre bravure, ma solo alla grazia di Dio.

Infine, Giacobbe confessa a Dio le sue paure. Per qualcuno questo gesto potrebbe sembrare segno di debolezza, ma portare a Dio le nostre paure non è fragilità, ma saggezza. Grazie a Dio abbiamo la possibilità di presentare le nostre difficoltà a Lui, perché Egli non solo le ascolta, ma le considera con attenzione. Nell’afflizione Giacobbe si rivolge a Dio che Lo ascolta!

Cari fratelli e sorelle, Dio voglia incoraggiarci con queste parole e ricordarci che quando infuria la paura abbiamo un Padre al quale possiamo chiedere di essere il nostro liberatore. Dio è per noi un rifugio e una forza, un aiuto sempre pronto nelle difficoltà. (Salmo 46:1)

IO NON HO NESSUNO

Gesù vedutolo che giaceva e sapendo che già da lungo tempo stava così, gli disse: “Vuoi guarire?” ”L’infermo gli rispose: ”Signore io non ho nessuno che, quando l’acqua è mossa mi metta nella vasta,  e quando ci vengo io, un altro  vi scende prima di me”. Giovanni 5:6-7

A Gerusalemme c’èra una vasca con cinque portici chiamata Betesda (casa di misericordia).

Sotto questi portici si trovavano malati di ogni genere, ciechi, zoppi, paralitici; erano attesa che l’acqua della vasca venisse agitata da un angelo e il primo che scendeva nell’acqua veniva guarito.

A Betesda c’era un paralitico che, dal racconto Evangelico di Giovanni apprendiamo era infermo da 38 anni. Aspettava qualcuno o qualcosa che lo aiutasse a scendere nell’acqua quando questa veniva mossa, ma fino ad allora non era accaduto.

I giorni passavano, così anche i mesi e gli anni senza soluzione.

La speranza di guarire andava morendo. Ogni volta che qualcuno veniva guarito senz’altro il paralitico ripeteva tra se: “io non ho nessuno che mi aiuti, da solo non riuscirò mai”.

Alla situazione di quel paralitico di Betesda si possono associare tutte quelle persone che sono in qualche necessità, distretta o sofferenza, la speranza in loro va svanendo e si sentono sole e abbandonate, deluse da un mondo malato, orgoglioso ed egoista.

Io non ho nessuno.  E’ il grido dell’anima, taciuto, chiuso in se stesso di tante persone in apparenza normali e felici.

Si nasce alla vita da soli, e soli si lascia questa vita e in questa vita a volte ci si perde.

La religione, la cultura, la società, la famiglia, gli amici, a volte non bastano. C’è sempre qualche domanda, qualche perché senza risposta.

Perché sono? Perché potremmo vivere in pace, ma c’è tanto odio e divisione? Perché al mondo ci sono tante ricchezze, tante risorse e tanti muoiono di fame? Perché devo soffrire, invecchiare infine morire? Che senso ha tutto questo?

Io non ho nessuno e non c’è nessuno che mi aiuta, a volte nemmeno le persone più care o gli amici migliori, non hanno tempo per me, devono pensare alla loro vita, ai loro problemi, alle loro attività, ai loro affetti, …sono solo.

Per il paralitico sembra non ci sia via d’uscita. Un giorno Gesù Cristo salì a Gerusalemme, passo per Betesda, vide il paralitico e gli rivolse una domanda:”Vuoi guarire?

La risposta non si fece attendere: “Signore io non ho nessuno che quando l’acqua è mossa mi metta nella vasca, e mentre ci vengo io un altro vi scende prima di me”

Gesù gli disse: “alzati prendi il tuo lettuccio e cammina”.

Il paralitico fu guarito all’istante, prese il suo letto e si mise a camminare.

Quel giorno a Betesda in Gerusalemme Gesù compì uno dei tanti straordinari miracoli.

Sono passati secoli ma tu puoi, come me, udire per fede le parole di Gesù. ”Vuoi guarire?”

Non sono importanti le circostanze o la gravità delle situazioni, quello che all’uomo è impossibile e difficile,  a Dio è possibile e facile.

L’opera di Gesù non si è esaurita, c’è ancora speranza, la Sacra Scrittura è di conforto quando afferma che: Gesù Cristo è lo stesso  ieri, oggi e in eterno. Ebrei 13:8.

ed ancora: Cristo Gesù è colui che è morto e ancor di più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi. Romani 8: 34

Le parole e la voce di Gesù sono potenti, Egli ha potuto chiamare Lazzaro alla vita del regno della morte, ha potuto calmare la tempesta sul mare di galilea comandando al vento.

Le parole di Gesù sono parole di vita, di guarigione, di liberazione dal male, dai vizi, dal vuoto interiore, dall’incertezza del futuro, dal dubbio della vita dopo la morte.

” Ecco io sto alla porta e busso; se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me.” Apocalisse 3:20

Non ti sei accorto che in qualche circostanza Gesù ha bussato alla porta nel tuo cuore?

Gesù vuole aiutare tutti, anche te, non perdere l’occasione. Senz’altro per qualche ragione ognuno ha bisogno del Salvatore e guaritore dell’anima e del corpo.

Gesù passando per Betesda in Gerusalemme lasciò  una benedizione per il paralitico, ora è ancora un tempo opportuno, Gesù passa ancora della tua vita.

Che cosa farai?

Troverai un posto nel tuo cuore per Lui?

È una decisione di valore eterno.

Nicola Mancini

GESU’ VIVE!

<< mentre se ne stavano perplesse di questo fatto ecco che apparvero davanti a loro due uomini

in vesti risplendenti; tutte impaurite chinarono il viso a terra; ma quelli dissero loro:

 “perché cercate il vivente tra i morti? Egli non è qui, ma è risuscitato;

ricordate com’Egli vi parlò quand’era ancora in Galilea”>>Luca 24:4-6

Molti anni sono passati, anzi alcuni secoli, mentre si aspettava l’anno 2000 erano state dette e scritte molte cose per questo avvenimento, l’attesa cresceva, quante speranze…quante delusioni.

Siamo legati al tempo, agli appuntamenti importanti della vita: la scuola, la giovinezza, il matrimonio, la famiglia, la terza età immaginata serena e spensierata, poi alla fine, l’ultimo viaggio senza ritorno.; quindi tempo di inizio e tempo di fine.

Gesù è lo stesso, ieri, oggi e in eterno (Ebrei 13:8), questo afferma la Bibbia.

Ogni età ha conosciuto la sofferenza, gli anziani ci “annoiano” con i loro antichi discorsi di guerre, di povertà, di sofferenze.

I giovani d’oggi racconteranno di tempo libero, di divertimenti, di social network, ma anche di una vita di stress, di strane malattie, d’incidenti stradali mortali, di solitudine, di pianti nella ricerca di qualcosa che manca.

Le donne devote di Gesù nel nostro testo biblico, preparano gli aromi e gli unguenti per il corpo del Signore(era l’usanza del tempo), vogliono assolvere agli ultimi doveri, quindi al sepolcro ne cercano il corpo senza trovarlo; gli Angeli danno l’annuncio che cambia e trasforma il cuore dell’uomo anche ai nostri giorni.

DOVE SEI?

“e udirono la voce dell’Eterno Iddio, il quale camminava nel giardino sul far della sera:

e l’uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza dell’Eterno Iddio, fra gli alberi del giardino.

E l’Eterno Iddio chiamò l’uomo e gli disse: dove sei? E quegli rispose: ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura, perché ero nudo e mi sono nascosto.”Genesi 3: 8-10

Era piacevole per Adamo ed Eva stare nel giardino di Eden dove Dio li aveva posti.

In quel giardino si godeva libertà, non vi erano le preoccupazioni del mondo moderno diventato così complicato. Tante leggi da osservare, tanti doveri da adempiere. Le preoccupazioni del lavoro, della casa, le paure delle malattie diventate per alcuni un terrore e senza spaventare troppo, il pensiero della morte.

Nell’Eden regnava l’innocenza, la pace vera, la comunione con Dio il Creatore.

Adamo ed Eva erano veramente felici.

Nel giardino Dio camminava di sera, faceva visita ad Adamo ed Eva, parlava con loro. Una sera Dio non li trovò, non era mai capitato prima; Egli dovette cercare e chiamare: Adamo dove sei?

tremante Adamo rispose: ho udito la tua voce, ho avuto paura e mi sono nascosto perché ero nudo.

Non aveva mai avuto paura Adamo, del suo creatore prima d’allora; qualcosa era successo, qualcosa di grave, di molto grave.

Adamo aveva disubbidito, trasgredito, peccato, venne meno al comandamento di Dio di non mangiare il frutto della conoscenza del bene e del male;

era questo tutto ciò che Dio chiedeva e si aspettava: Amore e Ubbidienza.

Dio nella sua perfetta giustizia e Santità dovette così applicare la Sua legge immutabile e fu così che Adamo ed Eva si trovarono separati da Dio e trovarono la morte come conseguenza.

Come Adamo, da allora l’uomo ha cercato di nascondersi, di fuggire, avendo paura  perché la voce del Dio Santo ha penetrato il tempo fino ad oggi per ognuno, e nel segreto del proprio cuore ognuno sa che manca, che sbaglia, che vive sotto la legge del peccato, della disubbidienza a Dio, ed è perciò in attesa di Giudizio.

Dove sei?Questa voce continua a chiamare.

Ognuno conosce dove si trova, se è nascosto come Adamo a causa del suo peccato e non può vivere nella libertà e alla luce della piena comunione con Dio.

Molti cercano di soddisfare il proprio bisogno di spiritualitàe la sete della propria anima in modi diversi.

Dal mondo ci vengono proposte delle soluzioni, ma spesso sono sempre il solito, vecchio ma inutile tentativo di volersi salvare da soli, magari con qualche buona opera per placare la coscienza.

Dio non ha mai abbandonato l’umanità, infatti Egli stesso provvide il mezzo per la riconciliazione ed il perdono, questo è il Suo figliuolo Gesù Cristo.

Affidati ora a Gesù Cristo, il dono che Dio ancora offre all’umanità intera, confessa i tuoi peccati ma anche la tua fede nel Cristo vivente e nella Sua opera di redenzione compiuta alla croce.

Non devi nasconderti più, né fuggire, né avere più timore…

Dio ti vuole perdonare. Dove sei?

Nicola Mancini

FEDE AL PRESENTE

”Abbi fedi, Joni …  un giorno tutto andrà meglio”.

Non so dirti quante volte abbia sentito parole simili da amici che, col viso triste, si stringevano attorno al mio letto d’ospedale dopo l’incidente.

” Abbi fedi, Joni …  la fede ti aiuterà fino infondo”.

Parole simili non riuscirono mai a consolarmi. Mi lasciavano sempre con l’impressione che niente sarebbe veramente cambiato.

La mia paralisi sarebbe rimasta come una prigione e la fede una sorta di desiderio fiducioso, era soltanto un vago sentimento religioso per confortarmi fino a quel giorno lontano nel quale tutto avrebbe avuto un senso.

Se essere una donna di fede significava stare seduta sulla mia sedia a rotelle a sognare  ad occhi aperti, allora io non ci stavo. Che colossale equivoco!

La fede, come la Bibbia la definisce, è un’azione al presente. Significa afferrare le promesse di Dio ed agire in base ad esse oggi.

Questo “modo presente” di guardare alle affermazioni di Dio evidenzia la stoffa di cui sono fatti gli uomini e le donne di fede. Essi prendono semplicemente Dio in parola E vivono sulla base di questo fatto.

Per loro la fede esce dall’astratto, dal nebuloso nulla, dallo sciropposo mondo dei sogni ed è vissuta come una certezza concreta, quì ed ora.

Ad un certo punto me ne resi conto anch’io.  In una notte buia, in una stanza sterile con le parole di Ebrei 11:1 ” Or la fede e certezza di cose che si sperano, dimostrazioni di realtà che non si vedono “.

Cominciarono a farsi breccia nelle difese del mio orgoglio. Cominciai a capire che la fede vuol dire essere sicuri di ciò che speriamo per… ora.

Significa sapere che qualcosa è reale, in questo momento intorno a te, anche quando non lo vedi.

Quando iniziai a vivere in questo modo, capii improvvisamente che potevo avere un vantaggio in cielo. Potevo iniziare a vivere per l’eternità oggi. Potevo avere fiducia in Dio che, con le Sue dita instancabili, stava plasmandomi momento dopo momento, anche se non potevo sentirlo o vederlo.

Avere fede non significa possedere la capacità di credere in un lontano nebuloso futuro, vuol dire piuttosto, prendere semplicemente Dio in parola e fare il passo successivo.

(tratto da: intromissione divina)

I SEGNI DEL SERVO DI CRISTO

(Galati 6:17)

Da ora in poi nessuno mi dia molestia perché io porto nel mio corpo le stimmate di Gesù.

Non sono ‘stimmate’ come si intende nel mondo cattolico. Sono segni di appartenenza, di servizio, un marchio che segna il cristiano nel suo servizio a Dio. Uno schiavo catturato e marchiato diventava uno stigmatias. Stessa radice di stigmate. Stigmatizzare, imprimere un marchio.

Per gli ebrei c’era il segno fisico di appartenenza era la circoncisione. Ma per noi credenti nati di nuovo i segni spirituali che ci contraddistinguono: Adorazione, Arrendimento, Amore.

Come allora per il servo vi erano dei segni caratteristici così per noi vi sono dei segni specifici di appartenenza. Tutti servi, schiavi, di Cristo.

  1. IL SEGNO DI APPARTENENZA
  2. Siamo stati comprati a prezzo. Portati via dal mercato e segnati, marcati. Venduti schiavi al peccato prima, ora riscattati con il prezioso sangue di Cristo. Liberati per scegliere e noi scegliamo di servire. (1 Cor 6:19-20).
  3. Gesù unico Padrone e Signore. Non potete fare quel che vorreste. Non diamo spazio alla vecchia natura. Ma quando prevale lo Spirito in noi, non combattiamo, vinciamo e basta. La vecchia natura è sottomessa e schiacciata (Galati 5:25,26).
  4. Il sigillo dello Spirito Santo promesso. Chi non ha lo Spirito di Cristo non gli appartiene. Il marchio è dolce (come il suo giogo è leggero). Il marchio fa pensare a qualcosa di doloroso. Ma noi abbiamo ricevuto lo Spirito Santo come segno di appartenenza, è stata l’esperienza più delicata, dolce, amabile della nostra vita (Efesini 1:13,14).
  • Dio ci ha segnati con il proprio sigillo. Gesù ha pagato il prezzo più alto per avere un popolo suo proprio, che gli appartenga in proprio.
  • Convertiti dagli idoli a Dio per servire il Dio vivente e vero. (1 Tess. 1:9).
  1. IL SEGNO DELLA LIBERTÀ
  2. Gesù dice: tu mi hai forato l’orecchio. Un modo per indicare l’appartenenza ma anche la capacità di udire. (Sal 40:6,7).

Il servo è libero di andare via, ma sceglie di restare con il padrone. Ma se egli fa una dichiarazione: ‘io amo il mio padrone… io non voglio andarmene libero’…’ed egli lo servirà per sempre!’ Come segno, gli forerà l’orecchio con una lesina. Esodo 21.

Tutto a disposizione del suo padrone:

  1. Denaro, amministrazione fedele.
  2. Scopi, secondo la volontà di Dio
  3. Desideri, in funzione di quel che è Gesù (Tito 2:13, 14).
  4. Pensieri, secondo la Parola
  1. Gesù dice: tu mi hai forato l’orecchio per ascoltare come ascoltano i discepoli. (Isaia 50:4). Un modo per indicare la capacità di udire. L’orecchio ascolta volentieri la voce di chi ama. ‘Le mie pecore ascoltano la mia voce, mi seguono… io do loro…’
  1. IL SEGNO DEL NOME
  2. Il Nome è invocato. Quelli che invocano, portano, il suo Nome, si chiamano con un nuovo nome. Importanza. Atti 4:12. Ogni lingua confesserà quel nome.

Quando si passava da un padrone ad un altro, il nuovo capo metteva di solito un nuovo nome o metteva il suo nome sullo schiavo.  Es. Sadrac, Mesac e Abed Nego.  Anche sulle pecore veniva messo un segno di appartenenza

  1. Il Nome di Dio è santo. Degno di rispetto ed egli ci darà un nuovo nome per essere con lui nella gloria. ‘Scriverò su di lui il mio nuovo nome’ (Apoc 3:12; 22:4). Espressione ebraica che indica l’assoluto possesso. Is 44:5.
  2. Condizione, morto a me stesso (Rom 6:2,11-13).
  3. Attività, servo della giustizia (Rom 6:19).
  4. Scopo, regnare personalmente su di noi (Rom 14:9).
  1. IL SEGNO DELLA CASA.
  2. Alla porta di casa. Quando si forava l’orecchio del servo, lo si faceva appoggiare alla porta di casa. Il legame era anche con la casa.

Anzi Gesù ci invita, ‘sto alla porta e busso, se uno apre la porta, io cenerò con lui’.

  1. Il Padre mi ha dato accesso nella sua casa. Io sono diventato della famiglia, adottato come figlio. Sto a tavola con il suo Figlio Gesù. A tavola con i principi.

I potenti hanno paura della folla che si avvicina troppo. Il mio Padre non ha avuto paura di farmi entrare a casa sua.

  1. IL SEGNO DEL PANE.
  2. Il Signore serve a tavola. Egli apparecchia davanti a me la mensa… si dice nel Salmo 23; in realtà sono io che devo apparecchiare a lui.
  3. Il Signore si è abbassato ai miei piedi, per lavarmi i piedi, ero io che dovevo farlo (per questo ha sciolto i miei calzari, mentre io non sono degno di sciogliergli i calzari!). Anche nel Salmo 23 si parla di acqua, mi guida lungo le acque calme… mi ristora, mi conduce (piedi).
  4. Il servo ungeva il capo con olio, all’ospite onorato, ma non lo fece Simone il fariseo e neanche i suoi servi lo fecero a Gesù. Nel Salmo 23 tu ungi il mio capo con olio… qui scopriamo qualcosa di particolarmente bello: il Ricco Padrone è il Servo per antonomasia!
  5. Il grande Pastore serve le pecore, onorato e riverito serve le pecore e provvede loro… e mette la sua vita per le pecore. (Ebrei 13:20).
  6. La Bontà del Padre. Il figlio prodigo, lontano, ricorda: ‘quanti servi di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame. Potevano essere tanti, fare i mestieri più vari, avere la famiglia, ma a tavola il pane non mancava loro.

Non sono più degno di esser chiamato tuo figlio, trattami come uno dei tuoi servi.

  1. Ma il Padre lo accoglie come figlio e fa un sacrificio per lui.

Anche il nostro Padre ci accoglie come figli.

  1. gli schiavi non avevano alcun diritto.

Gesù ci dà il diritto di essere chiamati figli di Dio!

  1. gli schiavi non avevano personalità giuridica .

Gesù ci dona la dignità di suoi ambasciatori, re e sacerdoti.

  1. gli schiavi non potevano arricchirsi, ma amministrare le ricchezze del padrone.

Gesù ci ha arricchiti con le ricchezze della sua grazia, della salvezza, dello Spirito Santo, della Parola di Dio.

  1. gli schiavi allora non avevano una proprietà personale. Ma curavano la proprietà del loro padrone.

Gesù ci dona una eredità senza macchia, indistruttibile, inalterabile

Una volta tornato a casa può parlare della bontà del Padre, di come è stato accolto, arricchito, purificato, benedetto  e saziato… e può invitare altri (se non invitiamo altri, moriamo di ingrassamento).

  • Buono verso gli operai dell’ultima ora (Matteo 20:14-16).
  • Buono verso i servi che sono in casa (Luca 17:7-10).
  • Buono verso i debitori (Matteo 18:23-35). Compassione (27) ma anche punizione (34).

Da ora in poi nessuno mi dia molestia perché io porto nel mio corpo le stimmate di Gesù. I segni del servo di Cristo

  1. Il segno di appartenenza
  2. Il segno della libertà
  3. Il segno del nome
  4. Il segno della casa
  5. Il segno del pane

Più i segni del servizio, ferite, cicatrici, fratture, frustate (2 Cor 11:23…)

Siamo servi, grande onore e onere.  Ecco perché: Ci studiamo di essergli graditi, piacergli in ogni cosa. Camminiamo in modo da rallegrare il suo cuore.

Ci aspettiamo dalla sua mano: come gli occhi dei servi…

L’anticristo cercherà di mettere un marchio sulla fronte o sulla mano di tutti gli uomini. Noi invece vogliamo portare questo sigillo:

IL SIGNORE CONOSCE QUELLI CHE SONO SUOI

Parma, 26 luglio 2013

Simone Caporaletti.

ELEZIONE E PREDESTINAZIONE

Testo di riferimento: Deuteronomio 30:15-20

scegli dunque la vita, onde tu viva (versione Riveduta)
eleggete adunque la vita, acciocché tu viva, tu (Versione Diodati)
scegli dunque la vita, affinché tu viva (Versione Nuova Riveduta) (v. 19)

Si rende necessaria una precisazione di carattere biblico soprattutto in seguito al proliferare di scritti, articoli, libri, Bibbie annotate, Dizionari Biblici di provenienza calvinista e fortemente indirizzati verso le teorie connesse con la predestinazione assoluta. Cominciamo con alcune note introduttive

Fortuna [fors fortis «caso, sorte»]. Era il nome di un’antica divinità romana, personificazione della forza che guida e avvicenda i destini degli uomini, ai quali distribuisce ciecamente felicità, benessere, ricchezza, oppure infelicità e sventura: la dea Fortuna; il tempio della Fortuna.Spesso il termine è oggi usato solo per indicare la sorte favorevole, es: è questione di fortuna; portare, avere fortuna, nel lavoro, negli affari, al gioco; Fato [dal lat. fatum, der. di fari «dire, parlare»]. Originariamente, presso i Latini, indicava la parola della divinità, e quindi si riteneva fosse il destino irrevocabile fissato fin dal principio e a cui nessuno si può sottrarre.

  1. Una definizione didestino: La preordinazione inevitabile degli avvenimenti; il succedersi degli eventi ritenuto come prestabilito indipendentemente della capacità di volere e di potere dell’uomo. Talora personificato e inteso come una superiore potenza che opera secondo leggi immutabili. Essere perseguitato dal destino; non si può sfuggire al destino
    2. Una definizione di
    destinare: Stabilire in maniera ferma, irrevocabile, come atto di una volontà superiore. Molti oggi sono condizionati dalla corrente filosofica del determinismo.
    3. Una definizione di
     determinismo: Secondo il determinismo tutto ciò che esiste o accade (evento), comprese le conoscenze e le azioni umane, è determinato da una causa, da una catena ininterrotta di eventi avvenuti in precedenza. Il libero arbitrio sarebbe un’illusione, e tutto quel che accadrà in futuro è predeterminato dalle condizioni iniziali. Il determinismo si appoggia su teorie come meccanicismo, materialismo e deismo. Grandi dibattiti ha creato in ambito filosofico, letterario, teologico. Che ne dice invece la Bibbia? Possiamo accettare questa teoria?
  2. Elezione
  3. Una definizione di elezione incondizionata
  • Scelta compiuta per un libero atto della volontà di Dio.
  • L’elezione o predestinazione è il proposito immutabile di Dio secondo il quale, mediante la liberissima scelta della sua volontà, egli ha, in Gesù Cristo, eletto alla salvezza prima della fondazione del mondo, fra tutto il genere umano caduto per propria colpa …, una certa quantità di uomini, né migliori né più degni degli altri…
  1. Secondo l’insegnamento della Parola di Dio, non possiamo accettare questa dottrina perché:
  2. Dio è Giusto. Senza ingiustizia e quindi non può escludere alcuni, né predeterminare le loro azioni malvagie. Dio non desidera la morte e la perdizione, ma che l’uomo scelga di convertirsi e vivere.

Com’è vero ch’io vivo, dice il Signore, l’Eterno, io non mi compiaccio della morte dell’empio, ma che l’empio si converta dalla sua via e viva; convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvagie! (Ezechiele 33:11).

  1. Dio è Amore. Ama tutti. Non solo la Chiesa, infatti non esiste una “Redenzione limitata” ma aperta a tutti, perché Gesù ama tutti e morì per tutti.

Dio nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini sieno salvati, e che vengano alla conoscenza della verità… V’è un sol Dio, ed anche un sol Mediatore di Dio, e degli uomini: Cristo Gesù uomo. Il quale ha dato sé stesso per prezzo di riscatto per tutti (I Timoteo 2:5,6 vers. Diodati)

  1. Volontà divina e volontà umana (Matteo 23:37; Isaia 30:15).

La teoria dell’elezione divina concentra l’attenzione in modo eccessivo sulla Sovranità di Dio, a scapito della Sua Equità e della libera volontà dell’uomo.

  1. Conseguenze:
    • Dottrinali, eradicazione, si dice che dopo la salvezza non può più peccare (I Giovanni 3:6), ma non è vero, infatti basta vedere I Giovanni 1:8, e tutti gli appelli di Dio al popolo perché rimanga fedele (Deuteronomio 6:17,18; 8:19-20; 11:16
    • Pratiche,Se tutto fosse stabilito non ci sarebbe più bisogno di evangelizzazione (Romani 10:14), né di santificazione e perseveranza (Colossesi 1:22-23). Reale sarebbe il rischio di pigrizia e inattività di chi si sente già predestinato.
    • Personali, Chi si sente già predestinato potrebbe essere facile preda di orgoglio e senso di superiorità (Giovanni 8:39-45; I Samuele 15:17).
  1. Predestinazione
  2. Una definizione di predestinazione assoluta:

il piano secondo il quale Dio, dall’eternità, ha previsto e voluto gli avvenimenti che hanno luogo nel tempo.

Il concetto include due elementi:

  1. la prescienza (con la quale Dio conosce gli avvenimenti futuri)
  2. la predeterminazione (con cui li dispone al conseguimento del fine voluto).

Tale concetto è stato elaborato e sviluppato attraverso controversie che l’hanno contrapposto a quello di libero arbitrio dell’uomo.

  1. Prescienza di Dio (greco, prognosis)

Prescienza significa conoscere in anticipo non prestabilire, come nel caso di Davide in Atti 2:31, dove anti vedere, prevedere, significa vedere innanzi non predeterminare.

esempio: ho un bicchiere d’acqua in mano:

io stabilisco per un libero atto della mia volontà:

  1. quando bere (Tempo) Dio abita nell’eternità, conosce ogni tempo
  2. quanto bere (se tutto insieme, pian piano, se lo bevo tutto o no), Dio conosce le mie azioni, il come berrò e quanta acqua berrò
  3. perché bere (sete) Dio sa le mie intenzioni, i miei desideri e mi lascia libero di ingerire l’acqua che voglio.

Dio mi offre l’acqua della vita per Sua libera scelta, infatti cerca di invitarmi per il mio bene:

…chi ha sete venga, chi vuole prenda in dono l’acqua della vita. (Apocalisse 22:17)

e conosce in anticipo tutte le mie libere scelte in merito:

  1. se e quando berrò (se e per quanto tempo ricorrerò alla fonte),
  2. quanto berrò (quantità di acqua spirituale),
  3. perché berrò (solo per calmare alcune ansie, per trovare compagnia in una chiesa, o per amore di Gesù e per essere perdonato e un giorno andare in cielo con lui)
  4. Che cosa Dio aveva prestabilito?

Oltre le scelte di sua stretta competenza sulla nostra nascita (luogo, epoca, data, famiglia di appartenenza), durata della nostra vita, per quanto riguarda la salvezza che cosa aveva stabilito il Signore? Qual era il Suo Piano, il Suo Programma?

  1. Avere un popolo suo

Tanto nell’Antico Testamento quanto nel Nuovo Testamento, Dio ha fortemente desiderato di avere un popolo suo e chi sceglie di farne parte vi entra mediante la fede (Isaia 43:21; Giosuè 2:8-9; Matteo 16:18; I Pietro 2:9).

Tutti gli appartenenti al popolo di Dio sono chiamati eletti.

  1. Come salvare l’uomo

Mediante la Redenzione in Cristo (Giovanni 3:16,17). Gesù è morto per tutti gli uomini, perché Dio ama tutti e vuole salvare tutti (Romani 5:6; I Timoteo 2:3-6)

La salvezza è un dono di Dio che si riceve per mezzo della fede in Cristo, tutti quelli che crederanno per scelta libera e personale:affinché chiunque crede in Lui abbia vita eterna (Giovanni 3:16; I Giovanni 5:9-10)

  1. Non quale uomo salvare

Non una scelta arbitraria per la quale alcuni sono costretti ad essere salvati e altri sono costretti ad essere perduti. Nella predestinazione assoluta si sostiene che con una grazia irresistibile, Dio darebbe la fede solo ad alcuni.

Non esiste predestinazione assoluta, ma condizionata dalla nostra scelta. (Proverbi 28:5)

Es: le nostre testimonianze a volte imprecise: “Dio aveva un piano diverso per me, perché voleva salvarmi”. Dio ha questo piano per tutti gli uomini, di salvarli!

III. Sicurezza Eterna

Definizione della dottrina errata: è impossibile per un credente nato di nuovo e afferrato dalla grazia di Dio (grazia efficace), perdere la salvezza e sviarsi, perché vi è quella che è chiamata la Perseveranza dei santi. Di conseguenza, è necessario affermare che quelli che si sviano non si sarebbero mai veramente convertiti, ma quest’idea contrasta con il pensiero biblico e con l’esperienza pratica (Ebrei 6:4,5; Atti 8:13).

Ancora sulla prescienza:Il termine si trova in Atti 2:33 (Diodati: provvidenza) e in I Pietro 1:2, Dio mandò il Suo Figliuolo nel momento giusto,nella pienezza dei tempi.

La prescienza di Gesù:

  1. Gesù conosceva esattamente, immediatamente, globalmente (Giov. 2:24,25tutti, tutto).
  2. Gesù prevede la moltiplicazione dei pani e dei pesci (Giovanni 6:6 che stava per fare lui stesso).
  3. Gesù vede in anticipo il traditore (Giovanni 13:11)
  4. Gesù preconosce la Sua opera, il suo sacrificio, morte e resurrezione (Giovani 18:4).

Espressioni da spiegare, tenendo conto del contesto:
Compiete la vostra salvezza con timore e tremore (Filippesi 2:12)
Dio opera in voi il volere e l’operare (Filippesi 2:13)
Basandosi solo su questi due versetti:

  • Alcuni affermano la dottrina della salvezza per opere (Filippesi 2:12),
  • altri la predestinazione assoluta (Filippesi 2:13). Vedi il contesto.

In realtà Dio opera con la collaborazione dell’uomo, perché Egli ha preparato ogni cosa per la nostra salvezza e ci invita alla sua mensa, se noi accettiamo saremo seduti con Lui a tavola.

Sul popolo

  1. Non dipende da chi vuole o da chi corre, ma da Dio che fa misericordia… Egli fa misericordia a chi vuole e indura chi vuole (Romani 9).
    Nel contesto vediamo che Dio indurisce il cuore di chi rifiuta la Sua grazia e non la vuole accettare, com’è scritto in altri casi (Romani 1:28; II Tessalonicesi 2:10-13). Come popolo (Romani 11:28-32 Dio vuole
    fare misericordia a tutti)
  2. Predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo (Romani 8:29).
    Lo scopo della santificazione: tutti quelli che scelgono di appartenere a Dio tendono ad essere come Cristo, esempio perfetto.
  3. Predestinati a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figliuoli (Ef. 1:4-7).
    L’elezione è per tutti quelli che scelgono di credere in Gesù che ci dà il diritto di essere adottati come figli. Tutti quelli che credono liberamente e volontariamente in Lui ricevono l’adozione per essere legalmente riconosciuti come figli di Dio (Giovanni 1:12,13).
    Adozione è letteralmente, l’atto del “dare il posto riservato ad un figlio”.
  4. Molti chiamati pochi eletti, perché pochi cercano il Signore (Matteo 7:13,14).

Sul servizio

  1. Non siete voi che avete scelto me, ma son io che ho scelto voi
    (Giovanni 15), riguarda il servizio specifico, ma per l’amicizia di Gesù vi è una condizione essenziale
    (Giovanni 15:14
    se fate … siete miei amici)
  2. Appartato fin dal seno materno,
    riguarda il servizio specifico: Geremia, Giovanni Battista, Paolo. Dio aveva previsto un compito per loro secondo la loro libera disponibilità e scelta. Anche durante l’assolvimento del compito loro riservato potevano lasciare ad altri, abbandonare il loro incarico, come Giuda o Dema, ma non lo fecero.

Sulla disposizione personale

  1. Vaso eletto (II Timoteo 2:20-21). Se uno si dispone a essere puro,si conserva puro.
  2. Quelli che erano sulla via della salvezza
    (Atti 2:47 vedi N. R., vedi anche la libera scelta di accettare al v. 41)
  3. Quelli che erano ordinati a vita eterna, credettero
    (Atti 13:48). Parla della disposizione personale a venire a salvezza, infatti il verbo
    credettero
    indica la libera scelta di chi crede.

Conclusione.

Comprendiamo bene:

  1. La volontà di Dio che desidera che tutti gli uomini siano salvati, perciò li invita con amore (Geremia 3:12; Isaia 30:15).
  2. La gloria di Dio, che è il sommo scopo di tutte le opere del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (Efesini 1:6) e di ogni vero credente nato di nuovo.
  3. La libera scelta dell’uomo (Giosuè 24:15)
    1. L’uomo ha scelto il peccato.
      • – Dio avrebbe potuto impedirlo togliendo la libertà di scelta all’uomo. (E se vi è predestinazione perché Dio ha “permesso” la caduta dell’uomo?)
      • – Secondo Romani 5:19 non Dio ma l’uomo, Adamo, ci ha costituiti peccatori, mentre Dio desidera giustificarci in Cristo.
      • – Se qualcuno ci dice che è talmente depravato da non poter più scegliere il bene, rispondiamo che Gesù è talmente potente da liberare chi con un libero atto di volontà si accosta a Lui e tutti si possono accostare perfino un uomo in preda ad una terribile possessione (Marco 5:1-20)
    2. Ma è sollecitato dall’azione dello Spirito Santo e della Parola di Dio
    3. La salvezza è dunque una collaborazione tra Dio che propone con amore e l’uomo che riceve con gratitudine.

Gesù ha compiuto ogni cosa per noi con tanto amore, quindi tutto è pronto per la salvezza, ma quanti accetteranno l’invito di Dio? (Matteo 22:1-10).
L’unica vittima predestinata alla condanna è Gesù, il quale fin dall’eternità ha voluto soffrire per noi e dare la Sua vita qual prezzo di riscatto per tutti. Gesù è l’unico giusto condannato alla croce per amore di noi ingiusti, per condurci a Dio.

Simone Caporaletti

IL FIGLIOL PRODIGO

Purtroppo, la storia del figliol prodigo io la posso raccontare come esperienza personale. Allo stesso tempo però sono contento di esaminare i pensieri e sentimenti di questo giovane e quindi di poterlo accompagnare nel suo viaggio.

È tempo per un cambiamento!(Luca 15:12)

<< mio padre è un buon uomo ed è saggio. Per fortuna è anche una persona a qui piace dare. E benevole e premuroso con ognuno nella nostra famiglia – specialmente con me – si, persino I nostri servi li tratta in un modo gentile e affettuoso. Non dovrei lamentarmi, ma la vita sotto reale di mio padre è terribilmente noiosa.

Quando i miei amici ritornano dalla città e mi raccontano le loro avventure ed esperienze, li posso ascoltare solo tacendo. La mia vita quotidiana infatti è totalmente diversa: sempre prevedibile, ordinaria, ma soprattutto noiosa.

Tutto questo però cambierà, perché ho ormai deciso di prendere io in mano la mia vita. Oggi stesso andrò da mio padre a chiedergli la parte dei miei beni che mi spetta e poi farò quello che mi pare. Probabilmente si rifiuterà di darmela, ma non mi potrà far cambiare idea.>>

Finalmente libero!( V.13 )

<< non posso credere che sei stato così facile. Finalmente sono libero! Non dovrò più alzarmi presto la domenica per andare in chiesa, Non ci saranno più quelle noiose preghiere né le regole per quando rincasare la sera, ci sarà più un padre che mi controlla e, soprattutto, non ci sarà più la noia!

Sono finalmente libero di scegliere i miei amici io stesso, libero di cercare una ragazza secondo i miei gusti, libro di provare a fare tutto ciò che voglio. Finalmente sono libere di  me stesso!

Sicuramente non è stato facile superare il dolore che traspariva dagli occhi nel mio padre, quando gliel’ho detto. Però dovevo farlo: non potevo più aspettare. E se non avessi avuto la mia parte dell’eredità, tutto questo sarebbe stato impossibile. Naturalmente, lo spenderò tutto subito; non sono così stupido. Una parte dei soldi da investire in un modo prudente, un’altra risparmierò, ma tutto il resto lo userò ”Per divertirmi “!

Ultimi giorni passati a casa veramente non sono stati facili. Mio padre mi avvertiva in continuazione e io lo vedevo seduto al suo tavolo che pregava fino a notte tarda. Ma, almeno mio fratello è felice di veder mi partire. Quest’individuo presuntuose pieno di sé, che non ha mai sbagliato…

Comunque, il mondo il mio adesso e io amico di una vita!>>

Muoio di fame!(V.13-16)

<< Non ho idea di cosa sia successo. Ero sicuro di avere abbastanza soldi. Dove è andato tutto il mio gruzzolo? Mi sembra impossibile che abbia speso tutto! O no? Non avete dovuto mai prestare quella grossa somma a quel mio amico. Non l’ho più visto da parecchi giorni.

In verità non ho più visto nessuno dei miei amici, da quando sono rimasto a corto di denaro! Sinceramente, speravo di essere invitato a una festa questo fine settimana. Li ci sarebbero stati cibi gustosi e buone bevande. Sembra però che adesso tutti mi  evitino. Ho fame! Dove posso trovare qualcosa da mangiare?>>

Finito tra i porci!(V. 15-16)

<< com’è potuto succedere tutto questo? Solo due settimane fa le persone più belle e ricche stavano intorno a me e adesso sto qui con i maiali! Non avrei mai creduto che il mangime per i maiali potesse sembrare così buono. I miei cosiddetti amici fingono ora di nemmeno conoscermi. Quanto ho loro regalato! E cosa riottengo io adesso? Nient’altro che immondizia! E proprio una cosa terribile! Tutti mi hanno ingannato! No, in verità io mi sono ingannato da me stesso. E adesso che cosa faccio?>>

Sono stato un pazzo!(V. 17)

<< come potuto fare questo? Guarda che adesso, stupido. Guarda tutto ciò che hai perso. Che cosa è rimasto del tuo grande sogno? Veramente sono stato un pazzo! Tutti soldi glielo scialacquati, li ho gettati dalla finestra. E cosa c’ho guadagnato io! Avrei potuto ugualmente buttarli ai maiali.

Dai, pensa: persino i maiali di mio padre stanno meglio di me. Hanno tutti da mangiare più di bisogno ed io qui sto morendo di fame. Forse dovrei… No, questo mai! Non posso farlo.>>

Sono allo stremo!(V. 18)

<< ma è finita! Sono allo stremo! Non posso più sopportare questa situazione! Io devo ritornare a casa del mio padre.  Sarà difficile sostenere lo sguardo beffardo di mio fratello… ma si tratta quindi della mia vita. Solo mio padre mi può aiutare. Se gli chiedo di perdonarmi, sicuramente non mi respingerà. Basta magari che mi accetti come un suo servo… ma devo sopravvivere! Non posso più aspettare. Forse tutto ciò mi aiuterà anche a rinascere spiritualmente. Certo che io peccato contro Dio: si, contro Dio peccato più che contro chiunque altro. Non so cosa mi accadrà nel futuro, ma è certo che qua non posso rimanere. Sicuramente, qualunque altra cosa è migliore di questa situazione in cui sto vivendo mio padre e la mia unica speranza.>>

Sono stato perdonato!(V. 20-24)

<< chi è quello laggiù che mi sta guardando? E fosse mio padre? Magari ha perso una pecora e per questo è fuori a quest’ora. Ma che succede? Mi sbaglio mi viene quasi un incontro? Ma mi ha riconosciuto? Aspetta, lo sento gridare:< mio figlio amato!> può essere vero?

< padre, per favore! Padre, ti prego, smetti di baciarmi! Padre, ti prego, Non chiamarmi più figlio. Non merito di essere tuo figlio. Mi dispiace tanto! Tutto mi dispiace! Ho peccato contro Dio è contro di te. Senti. So che non lo merito, tuttavia vorrei chiederti: dammi un lavoro. Lasciami essere uno dei tuoi servi. Sicuramente non ti deluderò.>

<Uno dei servi? Mai! Sei mio figlio e non si cambierà nulla!>

< no, padre, non sarebbe giusto.>

< se cerchi giustizia, figlio mio, quaggiù è  il luogo sbagliato. Tu eri morto, ma adesso sei tornato in vita. Eri Perduto, ma ora che ti ho  ritrovato. Tu sei mio figlio io lo Sarai sempre.

Servi! Portate qua la veste più bella e un anello. Ammazzate il vitello grasso È preparate un banchetto. Affrettatevi! Facciamo una gran festa perché mio figlio è ritornato, mio figlio, mio figlio!>>>

E tu, Che fin qui ha letto: se frustrato per la vita, per i tuoi peccati o per te stesso? Ti domandi anche tu: se solo ci fosse una via di scampo da questa vita senza senza senso e senza speranza. Se solo potessi ritornare a Dio, lo farei immediatamente.

Allora, E un buon segno se riconosci quanto sbagliato È stato il tuo stile di vita finora. Riconoscere davanti a Dio il proprio stato di essere peccatori perduti e il primo passo per arrivare a Cristo, il Salvatore dal peccato e dal nostro stato di perduti. La buona notizia questa: odiare peccato significa rendersi conto del proprio bisogno. Il desiderio di essere liberi dal peccato è il primo passo per un avvicinamento a Dio. E lui è pronto a perdonarti. Pregalo di perdonare la tua ribellione il tuo egoismo E lui non ti respingerà. Pensi che prima tu dovresti fare qualcosa di speciale? Che dovresti prima dimostrare che fai sul serio? Allora, hai un’impressione sbagliata su di lui. Perché non c’è nient’altro che lo renda così felice come perdonare un peccatore che spera nel suo perdono. Perché non condividere quindi la sua gioia per il perdono? Fila il fatto che Gesù Cristo ha fatto tutto per riconciliarti con Dio E lasciati che trasformare da lui in un figlio di Dio.

David Murray

Prof. Dell’Antico Testamento e di Teologia pratica presso

il “PuritanReformedTheologicalSeminary” negli Stati Uniti

Tratto da: l’Araldo Aprile 2015.

DI FRONTE AL SACRIFICIO DI CRISTO

 (Giovanni 19:17-36)

Molti dicono di essere cristiani e si riconoscono in un segno preciso, la croce, il crocefisso. Alcuni lo fanno in modo superstizioso come se fosse una protezione, altri in modo formale per dichiarare la loro fede, altri ancora per ottenere delle grazie particolari.
I movimenti di Risveglio hanno sempre rifiutato dei “segni” che estranei alla Chiesa delle origini, che violano il Comandamento di non fare immagine alcuna e scultura alcuna, e il principio di adorare Dio in ispirito e verità, (Giovanni 4:23-24).
Noi vogliamo porci davanti al Sacrificio di Cristo per capire bene chi è Gesù e quel che Egli ha fatto per noi, anche perché:

  • Il Sacrificio di Cristo è il centro dell’Evangelo, che ci ha portato la salvezza, ( I Corinzi 15:1-4).
  • Il Sacrificio di Cristo è il centro della Dottrina cristiana, non un insieme di aridi dogmi, ma costituita dalla Parola di Dio, insieme di parole viventi che sono spirito e vita, una fede una volta per sempre tramandata ai santi, per la quale abbiamo ricevuto salvezza, (Romani 3:23-25).
  • Il Sacrificio di Cristo è il centro della nostra salvezza individuale e collettiva, per mezzo di esso noi siamo stati liberati dal peccato, (Colossesi 1:21,22).

Di fronte al Sacrificio di Cristo:

  1. La vita del peccatore cambia (v. 18)
  • La crocifissione era riservata a ladri, malfattori, ladroni. Gesù vi fu in mezzo e
    1. Anche questo era stato previsto dalla Sacra Scrittura, Isaia 53:12.
    2. Erano entrambi contro Gesù e lo offendevano, Matteo 27:44
  • Uno dei due crocifissi al lato di Gesù si ravvide
    Non ha mai visto nessuno morire in quel modo, perciò si ravvede e il ravvedimento, che va sempre insieme alla fede, è un cambiamento profondo, di cuore, volontà, parole, Luca 23:40:43
    Annotazione: Egli si rese conto che Gesù era l’Innocente (Ebrei 7:25-26) che
    1.era approvato dal Padre, Matteo 3:17
    2.era ammirato dai suoi discepoli, Matteo 7:37
    3.era innocente anche davanti ai nemici: i capi erano increduli perciò lo schernivano, ma non trovavano nessuna colpa in lui, Matteo 27:42
    Così Erode, Luca 23:14-15
    Così Pilato, Giovanni 19:4
    Così il popolo, Matteo 23:48
    Così i soldati, Matteo 27:54

Nell’ora delle tenebre, quando il potere delle tenebre sembrava predominare, nessuno trovò delle accuse precise da muovere contro l’Innocente Figlio dell’uomo, Cristo Gesù, Matteo 26:59,60.

  1. La vita acquista un nuovo significato (vv.23,24)
    II Corinzi 8:9; 9:7-12
  • I soldati erano gli addetti ai lavori, essi:
    • Avevano offeso Gesù in mille modi, con le parole, con la frusta, il mantello, la corona
    • Mentre spartivano le vesti, non sapevano di adempiere le profezie. Filippesi 2:5-11.
    • Erano persone dure, abituate a tutto, anche a crocifiggere i criminali.
    • Offrirono a Gesù un vino miscelato, bevanda che intontiva un po’ i morenti, ma Egli non ne volle per essere lucido sino alla fine, Marco 15:23.
    • Erano sotto la bandiera dell’Impero Romano, che ora si stava ergendo contro la croce di Cristo, contro cioè, l’amore e la potenza manifestata in quel sacrificio; l’Impero Romano sarebbe finito e passato, ma l’Impero Eterno del Re Gesù non passa mai e la potenza di quel sacrificio resta in eterno, infatti chiunque crede è perdonato di tutte le cose, mediante il sangue di Cristo!
  • Un soldato forò il costato di Gesù (v. 34)
    • Tutta la violenza degli uomini, simboleggiata dalla punta della lancia, è coperta dal sangue di Gesù.
    • L’illusione degli uomini di “uccidere l’Immortale” era in quella lancia, la gente dimentica che Gesù rese la vita volontariamente e la riprese poi, v. 30; Giovanni 10:17,18.
  • I soldati s’inchinarono davanti a Gesù (Matteo 27:54; Luca 23:47)
    • Alla fine ogni ginocchio si piegherà davanti al Signore Gesù.
    • Non avevano mai visto nessuno morire in quel modo:
      – implorare il perdono in favore dei suoi uccisori: “Padre, perdona loro…”
      – perdonare un peccatore crocifisso: oggi sarai con me in paradiso.
      – Rendere lo spirito da solo: Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio.
      – Gli eventi che accompagnavano la morte: tenebre, terremoto.
      – Temettero grandemente.
    • Il sacrificio di Gesù colloca davanti a tutti gli uomini, la bandiera dell’amore che ottiene vittoria.
      (Cantico dei Cantici 2:4; Salmo 20:5-8)

Annotazione: Quel che Gesù ha fatto è basilare per:
1.Scoprire l’amore di Dio, Romani 5:8; 8:32,37;
2.Capire il piano di Dio, Giovanni 3:16,17;
3.Gustare gli effetti benefici della Redenzione, Colossesi 1:19-22
Diventare figli di Dio,
Gustare la presenza di Cristo mediante lo Spirito Santo,
Ottenere per grazia la guarigione divina,
Avere la certezza che Gesù tornerà.

Pensiamo al centurione che aveva capito ciò che conta davvero e dichiara apertamente chi è Gesù, egli non poteva esprimere le sue opinioni sui condannati, doveva solo eseguire, in questo modo, invece, era disposto a rischiare la vita, perché ciò che aveva visto non lo aveva lasciato indifferente.
Giovanni 19:38-39. Non si può rimanere indifferenti occorre uscire allo scoperto!

III. La vita diventa piena di attività importanti
Davanti al sacrificio di Cristo, riceviamo i suo amore per fede e ci consacriamo al Signore, lasciano il vecchio modo di comportarci e cominciamo ad esprimere i sentimenti di Gesù,
II Corinzi 5:14; Atti 20:24; Apocalisse 22:14.

  • Perché i discepoli non erano presenti davanti al Sacrificio di Cristo?
    • Forse, pensavano alle cose materiali, ed erano tornati a pescare per provvedersi il cibo? Tanti cercano solo pani e pesci e spiritualmente non crescono, Giovanni 6:26-27.
    • Alcuni fra loro, erano presi dalla ricerca dei vantaggi personali, volevano essere uno alla destra uno alla sinistra in un eventuale regno terreno di Gesù.
    • Non capivano l’importanza e il significato della Sua opera, Marco 6:51,52; 10:45; Luca 18:31-34
  • Un semplice invito (vv. 26, 27) a Giovanni di occuparsi di Maria e viceversa
    • Siccome Maria non aveva più il marito, era vedova,
    • Siccome ella aveva altri figli che non credevano ancora in Gesù
    • Gesù le dice semplicemente che poteva andare ad abitare con Giovanni che era un ragazzo e probabilmente anche parente di Gesù (v. 25).
  • Giovanni poteva apprendere molte cose da Gesù.
    Questo giovane era perseverante, si sentiva particolarmente amato, era sul petto di Gesù durante l’ultima cena.
    • Giovanni sapeva che la croce per i Gentili è pazzia, I Corinzi 1:23. Perché i Greci cercano sapienza e questo tipo di morte non rientra nel loro pensiero. Come può un grande condottiero morire così?
    • Giovanni sapeva anche che la croce per i Giudei è scandalo, perché essi cercano miracoli e questa morte non poteva coinvolgere il grande capo politico che aspettavano come Messia. Per i Giudei di allora la morte di un appeso al legno era quella di un “maledetto da Dio”, Deuteronomio 21:23.
    • Giovanni sapeva altresì che in quel momento preciso si stava offrendo l’agnello pasquale (v. 31) e Gesù moriva alla stessa ora perché Egli è l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo.
      a) La “debolezza” di Dio è più forte degli uomini, I Corinzi 1:18.
      b) Cristo prese su di sé la nostra maledizione, Galati 3:13,14
      Un’offerta soave, Efesini 5:2
      Un sacrificio per il peccato, II Corinzi 5:21
      Il prezzo più alto, I Pietro 1:18-19
      c) Termini importantissimi si facevano strada, I Giovanni 2:1-2
      Redenzione
      Espiazione
      Propiziazione

Tutta la vita di Giovanni sarà illuminata dalla Luce di Gesù, perché egli comprese chi Egli era e quel che ha fatto per noi, Giovanni comprese che Gesù
1. è la luce della vita che illuminava la creazione, Giovanni 1:1-3
2. è la luce del mondo, il Sole della giustizia, Giovanni 8:12; Apocalisse 1:16
3. è la luce dell’Aurora che vince le tenebre, I Giovanni 1:5-7; Luca 1:78
vince la morte, Apocalisse 1:18
vince e annienta il diavolo e il suo potere, Col. 2:15; Apocalisse 20:10
vince il peccato, I Giovanni 3:5
4. è la luce più bella e brillante di qualsiasi stella, Apocalisse 22:8,12,13,16
Gesù presto apparirà per noi e noi ci troveremo per fede davanti al sacrificio di Cristo!

Simone Caporaletti

LA PAZIENZA DI GIOBBE

(Giobbe 1:13-22; 2:7-10 )

“L’Eterno ha dato, l’Eterno ha tolto, sia benedetto il nome dell’Eterno!

Giobbe è un esempio di pazienza e costanza per tutti i veri credenti di ogni tempo.

Ma allora perché non si parla di lui in Ebrei 11, capitolo dedicato agli esempi di fede?

  1. Innanzi tutto perché Giobbe non era ebreo,
  2. Poi perché non se ne ravvisava il bisogno, infatti, tutti nell’antico popolo di Dio conoscevano fede, pazienza e integrità di Giobbe,
  3. infine anche perché quello di Giobbe è un esempio di fede “passiva”, che non costruisce l’arca, che non conquista regni, ecc…, ma che lo rende beato, perché sopporta la prova con costanza,

Giobbe 1:1; Ezechiele 14:14;

Giacomo 5:11 letteralmente: il fine del Signore, potrebbe indicare sia quel che il Signore gli riservò al termine della prova, sia lo scopo che il Signore aveva per lui nella prova).

Giobbe è anche un esempio di fede che si avvicina a Dio mediante il sacrificio, soprattutto se consideriamo che non fosse un israelita (1:4-5).

Anche noi sappiamo che possiamo accostarci a Dio mediante la fede nel sacrificio di Cristo, per mezzo del quali siamo salvati e purificati da ogni peccato (I Pietro 1:18-19).

Giobbe visse probabilmente prima di Abramo, Isacco e Giacobbe, altrimenti, sarebbe stata poco probabile una frase di grande approvazione divina, come questa:

Il mio servo Giobbe…

non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Dio e fugga il male (1:8).

Qui notiamo anche che Giobbe si preoccupa prima del benessere spirituale dei propri figli, poi di tutto il resto; per noi è una grande lezione, nei tempi in cui ci si preoccupa molto delle cose materiali e poco delle spirituali.

Quindi, Giobbe è un esempio di fede approvata da Dio. Dio lo qualifica dall’inizio alla fine del Libro come il mio servo Giobbe (1:8; 42:8), e parla apertamente della sua coerenza di vita:

non ce n’è un altro sulla terra che come lui

Questo ci porta a considerare uomini come Noè prima di Lui: la terra era corrotta… ma Noè trovò grazia agli occhi dell’Eterno; e Mosè dopo di lui: Or Mosè era molto mansueto, più di ogni altro uomo sulla faccia della terra; anche se l’esempio migliore, al quale riguardiamo continuamente per fede è Gesù, perfetto e senza peccato (Genesi 6; Numeri 12; Ebrei 12).

  1. la fede vittoriosa è attaccata da tutti i lati
  2. Dal Sud.

Indubbiamente la fede di Giobbe fu messa a dura prova con la razzia di cinquecento paia di buoi e di cinquecento asine (allora le ricchezze si valutavano principalmente con il numero degli animali), e anche con la morte dei servi, ad opera dei Sabei (1:13-15).

  1. Dall’alto

Ma anche dall’alto arrivarono dei fulmini che fecero scoppiare un incendio che ebbe conseguenze disastrose sulle 7000 pecore e altri servitori di Giobbe che le guardavano (v. 16).

  1. Dal Nord Est

Dal Nord Est, poi, arrivarono dei guai improvvisi, con le tre bande dei Caldei che presero i suoi 3000 cammelli e uccisero altri servi (v. 17).

  1. da Ovest

La notizia più dura fu quella della morte dei dieci figli a causa di una tempesta che fece crollare la casa in cui erano riuniti (un uragano del deserto, probabilmente da Ovest, v. 18,19; Isaia 21:1).

  1. Dal suo stesso corpo.

L’esperienza di Giobbe si fa più tragica a causa della perdita della salute, con sofferenze enormi (2:7,12; 7:5; 30:30). Forse quest’orribile malattia lo costringeva a essere isolato sopra una collina dove si ritiravano altri emarginati a causa delle loro malattie repellenti. Il termine ulcera maligna è usato anche per le piaghe d’Egitto nel Libro dell’Esodo.

Annotazione: Forse si trattava di una forma di Pémfigo, grave malattia che colpisce la cute e nel tempo fa comparire bolle sulla pelle ed erosioni sulle mucose, fino all’eruzione bollosa generalizzata. Al prurito molto intenso e al conseguente sfregamento della cute segue il distacco degli strati epidermici superficiali, con comparsa di chiazze al volto ed al tronco.

  1. Dall’interno

Nella casa, la moglie dà un consiglio terribile (2:8-9). Sembra una derisione, che diventa una tentazione. Satana incita Dio contro l’uomo e l’uomo contro Dio. Egli tenta gli uomini, inducendoli a scagliarsi contro Dio, come se dicesse: “vedi, Dio ti toglie…”

  1. Dall’esterno.

Gli amici che avrebbero dovuto consolarlo lo attaccano e lo rimproverano (15:4,5; 16:1), con accuse che vengono dal preconcetto: “se soffre ha peccato”. Lo accusano ingiustamente di essere stato scorretto verso poveri e bisognosi (22:6-9), proprio quel che contraddistingueva la testimonianza pubblica di Giobbe; allora, infatti, la nobiltà sociale di un capo si concretizzava negli aiuti che forniva alle categorie più deboli (29:7-13, 25). Giobbe quindi poteva essere stato un governatore, un alto funzionario, un magistrato della sua città, che a causa della malattia è costretto ad abbandonare il suo ufficio.

In tutti questi eventi, possiamo scorgere la realizzazione del significato del nome di Giobbe: perseguitato.

Ma Giobbe non si ribellò, anzi con dolore (si stracciò il mantello), con senso di profonda umiliazione (si rase il capo), e prostrazione (si prostrò a terra): adorò.

Non imprecò, non chiese perché, non pretese nulla, non attribuì a Dio nulla di mal fatto, nessuna colpa.

Quando ci capitano delle disgrazie è bene continuare ad adorare Dio, consolatore e sostenitore delle anime nostre, sapendo che Egli è un aiuto sempre pronto nelle distrette. Se le cose vanno bene o male, noi continuiamo a dire: Benedetto sia il Nome dell’Eterno! Questa è la fede matura.

  1. la fede vittoriosa considera la grazia di Dio sovrana

L’Eterno ha dato, l’Eterno ha tolto

I ragionamenti dettati dalla fede a volte sembrano troppo netti, senza coinvolgimento emotivo, ma la vera fede è fiducia nella grazia di Dio, e ragiona così: “il Signore nella sua grazia mi ha dato tante cose, ricchezze, servitori, prestigio, salute, moglie e figli, ma son tutte cose che io amministro. Se il Signore nella sua grazia, pensa che io ne possa fare a meno e ne sia privato, ha il diritto di togliere e siccome credo che Egli mi ama, tutto quello che Egli farà, sarà anche per il mio bene”. Infatti, tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, perciò “il mio Padre celeste può dirmi: la mia grazia ti basta, e io mi fido del mio Buon Pastore che mi guida lungo i migliori pascoli e sono contento dello stato in cui mi trovo, so stare nell’abbondanza e nella penuria, nella ricchezza e nella povertà”.

La fede matura dice: “Indipendentemente da quello che ho, se le cose vanno bene o male, io amo e servo il Signore, sempre e comunque”.

  1. Quel che dobbiamo capire noi
  2. Il mondo vorrebbe insegnarci una fede egoistica, buona solo a chiedere:Padre dammi la mia parte di beni, come chiedeva il figlio prodigo.
  3. Quando il diavolo lo sfida e sembra dirgli: “lo credo bene che Giobbe ti serve”, Dio non si lascia prendere dall’orgoglio, come se fosse un uomo, cioè Egli non lascia fare Satana per dimostrare qualcosa a scapito nostro. Perché indipendentemente dalle parole di Satana, Dio nella sua sapienza, ha un piano e uno scopo, che si vedrà alla fine della vicenda (Giobbe 42).
  4. Giobbe non sapeva che da Dio non può mai venire nessuna forma di tentazione o alcuna forma di male (Giacomo 1:12,13,17). Ma come ogni fedele di allora, egli pensava che Dio mandasse sia il bene sia il male (Giobbe 5:17,18).

Essi non avevano la Rivelazione scritta completa, vale a dire l’Antico e il Nuovo Testamento: in questo noi siamo privilegiati. Ad esempio, Giobbe qui non sapeva (o ancora non sapeva) del dialogo intercorso tra Dio e Satana al capitolo 1.

  1. Dio può convertire il male in bene e non fa scommesse con il diavolo, sulla nostra pelle. Dio non è contento quando soffriamo (Lamentazioni 3:33). Ma ha qualcosa da insegnarci anche nella sofferenza, infatti il profondo insegnamento sulla sofferenza, al quale si attribuisce qui grande importanza, divienelo scopo stesso del libro di Giobbe ed è sintetizzato così:Dio libera l’afflitto mediante l’afflizione, e gli apre gli orecchi mediante la sventura (36:15). Mentre la guarigione, alla quale in altre parti della Scrittura si dà ampio spazio (ad esempio in II Re 5 e in Isaia 38), nel Libro di Giobbe è affermata con pochissime parole: L’Eterno lo ristabilì nella condizione di prima e gli rese il doppio di tutto quello che gli era già appartenuto (cap. 42)
  2. La fede di Giobbe non cerca benedizione, ma approvazione, anche se comprende che, come gli dice Eliu, Dio lo benedirà:ti vuol trarre dalle fauci della distretta al largo dove non è più angustia e coprir la tua mensa tranquilla di cibi succulenti(36:16).
  3. Quel che Giobbe aveva capito
  4. Per fede.

Giobbe sembra dire: “Io e Dio siamo amici, ci fidiamo l’uno dell’altro, io lo amo e un giorno lo vedrò” (19:25-27).

  1. Per piacere a Dio.

“Io voglio piacere a Dio, essere saldo, perseverare nell’integrità” (2:3). Dio gli rende ancora una volta testimonianza. La sua fede matura non cerca regali e giocattoli, ma la compagnia, l’approvazione, l’affetto del Padre (Colossesi 1:10).

  1. Dio ha una spiegazione.

Giobbe si fida del Signore, perciò dice: “c’è un motivo per cui mi viene tolto tutto, Dio lo sa e prima o poi me lo spiegherà” (Giobbe 23:3-5).

  1. La fede di Giobbe qui dimostra che:
  2. La fede l’amore e la consacrazione a Dio sono possibili anche quando Egli non ci favorisce e non ci accontenta in tutte le cose.
  3. Non si deve cercare Dio solo quando vi è un tornaconto personale
  4. Dio non si serve dei beni terreni per farsi adorare
  5. Satana sbaglia in pieno quando accusa i fedeli di servire Dio solo per vil guadagno.
  6. quando Dio condannerà il mondo incredulo, sarà giusto (Ebrei 11:7)
  7. Giobbe comprese alla fine che la prova ha un enorme valore spirituale, come affermato dal suo amico Eliu (Giobbe 33:14-18), perciò egli, come Mosè,rimase costante come vedendo Colui che è invisibile.

Finalmente, dunque, si vede un vero amico, Eliu. Anche se molto più giovane, egli parla saggiamente, e ci dimostra che la vera amicizia e i veri affetti spirituali, vanno oltre l’età e il Signore non ce li farà mai mancare, se siamo sinceri.

III. la fede vittoriosa continua a dare gloria a Dio

Sia benedetto il Nome dell’Eterno!

  1. La moglie non comprende che lo scopo di vita di Giobbe è immutato (2:7-10).

Anche se qualcuno ha voluto ravvisare delle connotazioni positive nella sua risposta: Benedici Dio, e muori, come alcuni traducono. Altri cogliendo il senso ironico traducono: Maledici Dio e muori, mentre la traduzione: Lascia stare Dio e muori, rende meglio il senso. Ella induce il marito ad accomiatarsi da Dio.

  1. Il consiglio della moglie di Giobbe risulta come:
  2. Una spinta ad abbandonare Dio con biasimo.
  3. Un incitamento a perdere la sua integrità personale, come fosse cosa da nulla.
  4. Una tentazione a lasciare la propria vita in balia degli eventi. Forse anche con una connotazione di una certa pietà, come a dire: “se devi soffrire così tanto, è meglio che tratti male Dio, in modo che Egli ti lasci morire”
  5. La risposta di Giobbe è notevolissima (v. 10):
  6. Egli comprende che la moglie parla in un eccesso di rabbia e contrarietà (5:2).
  7. Giobbe ribadisce che chi ha come scopo di vita, amare Dio e glorificarlo non muta, ed accetta con fede qualunque cosa.
  8. Giobbe le dice:Donna insensata,

Annotazione: ebraico: nabal, stolto, è un termine importante nell’Antico Testamento, che indica:

  1. insufficienza morale, egoismo (I Samuele 25:25),
  2. incredulità (Salmo 14:1),
  3. poco valore (Proverbi 30:22),

Così anche nel Nuovo Testamento, dove indica:

  1. sviamento (Galati 3:1, si tratta del termine corrispondente greco perinsensato, stolto: va insieme ad ammaliati, ingannati, sviati mediante un appello alle emozioni, non è una vera e propria mancanza di intelligenza, ma di ubbidienza),
  2. cuore oscurato e ingrato (Romani 1:21, quando si è irritati, non si riconosce più da dove proviene il bene), incapacità di afferrare per fede le promesse di Dio, verità dottrinali o spirituali (Luca 24:25).

Nella Sua grazia infinita, Dio farà del bene anche alla moglie alla fine (42:13-15)

  1. Gli amici di Giobbe

Essi continuano ad affermare che egli sbaglia, perché essi seguono l’idea fuorviante secondo la quale “non è possibile che uno che vive per dare gloria a Dio soffra così tanto” (22:6-9), ma Giobbe continua a cercare Dio fedelmente (23:3,4).

  1. Per Giobbe l’opinione che Dio ha di lui è più importante di tutto
  2. Egli continua atemere Dio e fuggire il male (28:28), ancorato a quel che sapeva di Dio.
  3. Egli tuttavia, deve imparare ad aspettare Dio (35:14)
  4. Egli ammette il suo bisogno e la sua crescita spirituale dopo la prova (40:3; 42:1-6) che lo ha reso più umile, più forte nella fede, più vicino al Signore.
  5. Dio è il premiatore di quelli che lo cercano:

Giobbe 42:10-15. Quando è stato ristabilito? Quanti beni ebbe? Esattamente il doppio. Forse anche gli anni della sua vita furono raddoppiati. Giobbe è di quelli che per fede e pazienza ereditano le promesse (Ebrei 6).

  1. La fede non si vive come una passeggiatina,

Giobbe dimostra che è Beato l’uomo che sopporta la prova (Giacomo 1:12). Nella sua umiliazione ed esaltazione è una figura di Cristo. Oggi molti desiderano una fede:

  1. usa e consuma, consumismo;
  2. usa e getta, pragmatismo;
  3. usa finché va, utilitarismo;
  4. usa ma non troppo, formalismo;
  5. usa quando ti conviene, edonismo.

Giobbe applica alla sua esperienza di vita, tanti secoli prima che venisse scritto, l’inno di vittoria di ogni credente, Romani 8:31-38, a dimostrazione che la vittoria che ha vinto il mondo è la nostra fede, e che siamo più che vincitori per la virtù di Cristo che ci ha amati e ancora, che nessuno ci separerà dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù! Infatti noi seguiamo Gesù che è il Capo, l’Autore e il Compitore della fede e per mezzo diLui, la nostra fede è la vittoria che ha vinto il mondo.

Giobbe continua ad affermare confidando nell’Amore di Dio:

mi uccida, pur Egli, io spererò, confiderò, in Lui (13:15 Diodati)

Gli orizzonti della fede di Giobbe

Si ne ho parlato, ma non lo capivo … Il mio orecchio aveva sentito parlar di te ma ora l’occhio mio ti ha veduto (Giobbe 42:1-6)

Dopo la prova possiamo chiaramente vedere che gli orizzonti della fede di Giobbe si sono allargati e posti su un piano superiore, con una visuale che permette una migliore comprensione del piano di Dio e un progresso che gli consente una maggiore obiettività (I Pietro 1:6-7).

Pensiamo alla visuale che poteva avere Mosè sul monte Pisga (Deuteronomio 34:1-4). Sul monte Pisga, il re Balak, re di Moab, parlava quasi come la moglie di Giobbe con il veggente Balaam, chiamato per maledire il popolo di Israele (Numeri 23:25). Visto che, come credenti, per grazia siamo sul monte della fede, come usiamo la nostra posizione privilegiata?

Giobbe prende il Signore in parola:

  1. La domanda di 38:2 viene ripresa da Giobbe per rispondere in 42:3, egli comprende bene e si umilia di fronte a Dio, perché è uno di quelli che tremano davanti alla Parola di Dio.
  2. La domanda di 38:3 viene ripresa da Giobbe per rispondere in 42:4, ora che ha capito bene i ruoli, egli si pone ai piedi del Signore per ascoltare.
  3. Cose che restrinsero l’orizzonte della fede di Giobbe
  4. L’amarezza (7:11-19)
  5. Come una cosa che cova dentro, “forse Dio mi vuol sorvegliare come si sorveglia un mostro marino sconfitto, forse mi ha preso di mira, ce l’ha con me”.
  6. Come una cosa che non si riesce ad accettare:deh, lasciami stare! Non mi dai iltempo d’inghiottir la mia saliva, vale a dire non mi lasci in pace neanche un istante.
  7. Alcuni non riescono ad accettare alcune dottrine particolari, o insegnamenti etici e pratici della Parola di Dio, perciò rimangono nell’amarezza, legati alle radici della vecchia vita (Ebrei 12:15)
  8. La superbia

Come se Dio fosse in quel momento nemico (16:7-9; 19:11), un desiderio di accusare Dio e di giustificare sé stesso (16:12,17).

Considerazioni:

  1. la superbia ci fa pensare che non abbiamo bisogno di Dio, perciò la santità di Dio è particolarmente offesa da quest’atteggiamento e la punizione è molto netta (Proverbi 29:1 notiamo il terminefiaccato, nella Versione Riveduta).

Per contrasto qui possiamo vedere anche che Gesù invece, mansueto ed umile di cuore, è stato fiaccato per la nostra posizione di superbia, ribellione e per il nostro peccato in generale (Isaia 53:5).

  1. La superbia ci fa vedere le cose in modo parziale, distorto, contorto, con

un desiderio esagerato di affermazione personale (Isaia 14:13; Genesi 3:5 sarete come Dio). Esempio, il fariseo della parabola di Luca 18.

  1. Perciò Dio ce ne vuole liberare a tutti i costi (33:17).

E’ importante, tuttavia, considerare che la ricerca sincera di Giobbe continua anche in questo momento dolorosissimo (16:19-21). Egli sa di avere un Testimone, un Garante nei cieli, un Avvocato, un Intercessore (in 33:23 chiamato Interprete o Ambasciatore), che sostenga, cioè difenda, discuta come in un processo.

Noi abbiamo Gesù come Avvocato, Intercessore, Garante e Sommo Sacerdote presso il Padre (Ebrei 7:22,25,26; I Giov. 2:1-2).

  1. Le opinioni personali sbagliate su Dio (7:20-21)
  2. L’opinione che ho di me stesso: “Se io mi ritengo giusto sempre e comunque, mi viene il sospetto che Dio sia ingiusto”, questo atteggiamento di superiorità offende il Signore (32:3). Perciò ognunonon abbia di sé un concetto più alto di quel che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio, equilibrato,con umiltà, stimando gli altri più di sé stessi (Romani 12:3; Filippesi 2:3).
  3. L’opinione che ho di Dio. Dio non sembra più molto giusto agli occhi di Giobbe. Il velo della sofferenza e i condizionamenti dei tre consolatori molesti lo spingono a pensare che Dio permette delle ingiustizie (24:1-4), non sempre si occupa di chi subisce dei torti e non colpisce subito i delinquenti e i prepotenti (24:12,22-23).

Ma anche in questo stato di confusione, egli continua a cercare Dio (23:1-5)

  1. Cose che allargarono l’orizzonte della fede di Giobbe
  2. Una vera amicizia spirituale (32:8,18,21,22)
  3. Perché i tre amici provocarono l’ira di Dio e di Eliu? Eppure spesso dicevano anche cose giuste e belle (5:17-20; 8:5,7,19,20; 11:13-18; 15:14-16; 22:21-30), ma con lo scopo di condannare Giobbe (4:17-19; 11:1-3; 15:4-5).
  4. Eliu parla con sincerità, rispetto, e centra il vero motivo della prova (36:13-16)
  5. Un amico fedele è vicino in ogni momento, ti consiglia, ti consola, ti aiuta spiritualmente e ti dice sempre la verità per il tuo vero bene (Proverbi 17:17; 27:6,9).

(Analizziamo il capitolo 33 per capire meglio questo concetto. Ad esempio, seguendo la parola: ecco, vv. 2, 6, 29)

  1. La Parola di Dio (38:1-4).

Giobbe accetta la Parola e si ravvede, prima della prova era chiamato il più grande di tutti gli orientali, al termine, invece, si umilia dicendo: io sono troppo meschino. La Parola ci forma, ci educa, ma distrugge anche le nostre idee sbagliate e orgogliose (II Corinzi 10:4-5). Umiliarsi davanti alla Parola di Dio è necessario per trovare il Suo sguardo benevolo (Isaia 66:1,2).

  1. La comprensione della situazione attuale.
  2. Quando l’apostolo Pietro comprende la situazione in cui si trova in quel momento, può predicare liberamente in casa di Cornelio (Atti 10:34,35). Gli orizzonti della fede in comunione con Dio, si allargano continuamente per nuove sfide, battaglie, vittorie, ogni giorno. Occorre valutare le cose spiritualmente.
  3. Giobbe si ravvede perché doveva accettare la volontà di Dio senza protestare:
  4. Senza rimproverare, “Dio mi manca di rispetto”
  5. Senza lamentarsi, “Dio mi fa torto”
  6. Senza biasimare, “Dio non mi tratta come dovrebbe”

Giobbe durante la prova era pronto a rimproverare Dio, ora invece, visto che l’orizzonte della fede si è allargato rimprovera se stesso.

Ora l’occhio della fede ha visto in profondità

  1. la grandezza della potenza di Dio, v. 1tu puoi tutto,
  2. la sovranità di Dionulla può impedirti di eseguire un tuo disegno,
  3. la grandezza di Dio v. 3son cose per me troppo meravigliose
  4. la sapienza di Dio vv. 3,4io non le conosco…io ti farò delle domande e tu insegnami,
  5. la perfezione di Dio v. 6mi ravvedo, mi pento … come a dire: “io riprovo me stesso, io guardo me stesso con disgusto e mi pento, mi ricredo e ne provo pentimento, perché vedendomi perfetto, ho trascurato la perfezione di Dio”).

La conclusione della vicenda di Giobbe si può vedere in Giacomo 5:11

Ecco, noi chiamiam beati quelli che hanno sofferto con costanza. Avete udito parlare della costanza di Giobbe, e avete veduto la fine riserbatagli dal Signore, perché il Signore è pieno di compassione e misericordioso.

Simone Caporaletti

COSA SIGNIFICA NASCERE DI NUOVO

Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito (Giovanni 3:8).

Queste son le domande che Nicodemo poneva al Signore: “Come può un uomo nascere quando è già vecchio?” E anche “come possono avvenire queste cose?”. In altre parole Nicodemo chiedeva al divino Maestro: “Come posso nascere di nuovo, come realizzare nel mio cuore le tue benedette parole, come ottenere e sperimentare la salvezza in Cristo e quindi una nuova vita?”

Ma chi era Nicodemo? Sappiamo poche cose sul suo conto, come ad esempio che era un capo religioso, un membro della “corte suprema” (il Sinedrio), un fariseo, uno dei pochi capi religiosi che credettero in Gesù.

Anche se fariseo, egli fu attratto dal carattere e dai miracoli di Cristo e aiutò perfino Giuseppe d’Arimatea a seppellire il corpo di Gesù. Possiamo pensare che quella sera dopo l’incontro con Gesù, andò via cambiato, con una visione di Dio e di se stesso completamente nuova.

Perché nascere di nuovo?

Quel che è nato dalla carne è carne” (v. 6).

Questa è ancora la domanda che molti oggi si pongono: perché per ereditare il regno di Dio bisogna nascere di nuovo? Non basta forse partecipare a funzioni religiose, riunioni, cantare inni, essere un bravo figlio di credenti, partecipare alla Scuola Domenicale, appartenere a una chiesa? Perché dunque la nuova nascita?

La Scrittura ci dice che l’opera della rigenerazione è necessaria a causa:

  • della natura peccaminosa dell’uomo (Rom. 5: 6,12; 7:14,17,18; Gen.6:5; Salmo 51:5);
  • dell’impossibilitàdell’uomo di arrivare a Dio con le proprie forze (Rom.3:23): il cuore dell’uomo è irrimediabilmente malato (Marco 7:21-22) e i beni materiali non possono aiutarlo (Salmo 49:7-8, NR);
  • della sua condizionespirituale, perché davanti a Dio è “morto” nel peccato (Ef. 2:1-3,12);
  • del bisognoestremo che ha del Salvatore (Atti 5:30-31), l’uomo deve sapere “urgentemente” chi è il Salvatore per conoscerlo personalmente (Rom.10:14; Giov. 17:3).

Come possono avvenir queste cose?

Quel che è nato dallo Spirito è spirito” (v. 6)

La Parola ci viene in aiuto descrivendo la rigenera­zione come quell’aspetto della sal­vezza che ci fa diventare figli di Dio, nuove creature, introducendoci di diritto nella Sua famiglia (Giov. 1:12-13). Essa è:

  • una nuova nascita ottenuta per fede (I Giov. 5:1), che proviene dall’Alto (Giov. 3:7) di natura spirituale (Giov. 1:12-13);
  • una purificazione (Tito 3:5);
  • una nuova creazione interiore, che ci rinnova per mezzo dell’opera dello Spirito Santo (II Cor. 5:17; Gal. 6:15);
  • una vivificazione, innanzitutto nello spirito umano che era morto (Efes. 2:1,5), che comprende la cancellazione dei peccati (Col. 2:13-14) e una metamorfosi spirituale, che ci spinge ad essere sempre più simili a Cristo (Col. 3:10);
  • una resurrezione, ossia una nuova vita di grande dignità in Cristo (Efes. 2:5-6);
  • una traslazione,perché con quest’opera interiore, il Signore ci ha trasportati dalle tenebre alla luce (Col. 1:13).

La ricerca della salvezza

“Egli venne…a Gesù”.

Certamente l’incoraggiamento che proviene dalla Scrittura è quello di cercare il Signore. La ricerca di Dio è indispensabile. La Parola afferma che è per grazia che siamo stati salvati e ciò non viene da noi, ma è il dono di Dio. Questa verità non annulla però l’impegno, la disponibilità e la ricerca che ogni uomo assetato deve avere per la propria salvezza. Bisogna cercare il Signore con:

  1. Una ricerca diretta

Nicodemo non andò dai discepoli, non chiese informazioni sulla salvezza alla famiglia di Gesù, non si informò con i fratelli di Lui, ma egli andò direttamente a Lui, Autore della salvezza, Sacrificio per il quale l’uomo può ottenere la salvezza.

  1. Una ricerca accurata

Con un cuore libero dalle credenze pagane (Ez. 14:3), con semplicità (Marco 5:25-28), con piena fiducia (Marco 5:36), con umiltà (Mat. 8:5-8), con i giusti propositi (Mat. 9:2).

  1. Una ricerca urgente

Egli venne di notte a Gesù”. Probabilmente per paura di essere scoperto dagli altri capi della sinagoga. La potenza di Dio è tale da raggiungere anche quelle persone che a noi potrebbe sembrare impossibile raggiungere. Probabilmente ci volle del tempo prima che egli prendesse la decisione di andare al Cristo, ma le sue domande erano tante, i dubbi lo assillavano, il suo cuore era in lotta e quella sera comprese l’urgenza di uscire, per svelare tutte le sue debolezze e tutti i suoi urgenti bisogni a Colui che “non spezza la canna rotta e non spegne il lucignolo fumante”.

L’annuncio della Verità

“In verità, in verità ti dico” (v. 5).

L’annuncio della Verità è indispensabile per la salvezza dell’uomo. Se desideriamo che il Signore continui a salvare, a convincere di peccato gli essere umani, a battezzare nello Spirito Santo i credenti, a spandere i Suoi doni in mezzo al Suo popolo, se vogliamo che il Signore continui a chiamare al ministerio della Parola i nostri giovani e vedere un grande risveglio nella nostra comunità, è indispensabile l’annuncio di Tutto l’evangelo.

  1. Chi è la Verità

Gesù disse: “Io sono la via, la verità e la vita, nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giov. 14:6); è la Parola scritta (II Tim. 2:15; Galati 2:5,14; Col. 1:5); è lo Spirito Santo (I Giov. 4:6; 5:6; Giov. 15:26; 16:13).

Le giuste attitudini rispetto alla Verità:

  1. a) l’ascolto della Verità (Luca 6:27; 8:18; Atti 2:14): non solo sentire, ma udire, ascoltare, porgere orecchio.
  2. b) Il rispetto della Verità (Malachia 3:16; I Sam. 2:30): come si vede bene anche nei dieci comandamenti, nell’Antico Testamento onore e rispetto per il Signore e per la Sua Parola devono essere assoluti!
  3. c) la disponibilità verso la Verità(Daniele 9:3; Isaia 1:19; Colossesi 4:12).

La disposizione giusta del cuore fa sì che la Parola arrivi e trovi subito un terreno pronto e ben preparato per portare molto frutto e che sia frutto sia permanente.

  1. d) la ricezione profonda della veritàla parabola del seminatore in Matteo 13:1-23 parla del buon terreno che riceve il seme, come figura del cuore che riceve la Parola di Dio.
  2. e)custodire la Verità, il buon deposito (Gen. 37:11; Luca 2:51; II Tim. 1:14).
  3. Che cosa compie la Verità nei cuori

Quello che la Persona di Cristo, la Sua benedetta Parola e la preziosa opera dello Spirito Santo compie nei cuori dell’uomo è qualcosa di infinitamente meraviglioso, che con parole umane e con la nostra limitatezza non riusciremo mai a descrivere o a capire appieno. Ma la Bibbia ancora una volta ci viene in aiuto descrivendoci quello che la Verità riesce a compiere nei cuori degli uomini: Essa trasforma il cuore (Atti 9:1,11,17), vi pone la fede (Luca 5:26,34), libera (Galati 5:1), dona pace (Romani 5:1) e vera felicità (Giov. 4:28,29).

  1. Che cosa richiede la verità?

La fede. “Affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna” (v.15). Certamente credere è una delle più belle manifestazioni della nuova nascita perciò gli apostoli dissero al Signore: aumentaci la fede (Luca 17:5).

Come il carceriere di Filippi, anche tu puoi credere in Cristo, per l’azione dello Spirito Santo e dell’Evangelo, e accogliere la verità della Parola di Dio che ti è presentata nella sua interezza.

Il Vangelo è chiaro: “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato”. Gesù disse: “Chi crede in me, anche se muore vivrà e chiunque vive e crede in me non morirà mai.”

A Marta, sorella di Lazzaro che egli risuscitò dai morti, Gesù dichiarò: “Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?” (Atti 8:37; 16:31; 15:31).

Tuttavia, se abbiamo qualche difficoltà nell’avere fede in Gesù, ricorriamo ad alcuni suggerimenti provenienti dalla Sacra Scrittura.

  1. La preghiera, diretta e personale, spontanea e a parole nostre, ci aiuta a crescere nella fede (Luca 17:5);
  2. Ascoltare e meditare la Bibbia: “la fede viene dall’udire…la Parola di Dio” (Rom. 10:17);
  3. La valutazione della provenienza dell’invito. Chi ci invita a credere? Dio con il Suo infinito amore (Matteo 11:28);

In che cosa dobbiamo credere?

  1. a) Nella Sua benedetta Persona, in Cristo, nella Sua vita senza peccato, nei suoi miracoli: Egli è Dio benedetto in eterno(I Pietro 2:22; II Cor. 5:21);
  2. b) nella Sua Opera perfetta:nella Sua morte vicaria, come “prezzo di riscatto per tutti”gli uomini, nella Sua resurrezione, nella Sua ascensione alla destra del Padre, nella sua mediazione perfetta ed unica tra Dio e gli uomini (I Pietro 3:18; Rom. 1:4; I Tim. 2:5);
  3. c) nelle Sue preziose promesse: compreso il Suo imminente e glorioso ritorno per la Sua Chiesa (I Tess. 4:13-18);
  4. d) alla necessità del ravvedimento: soltanto il ravvedimento e la fede nel prezioso sangue di Cristo sono indispensabili per la purificazione del peccato di chiunque lo accetta come personale salvatore (Rom.3:22-25; Efes. 2:8);
  5. e) alla rigenerazione per opera dello Spirito Santo come opera indispensabile per la salvezza (I Pietro 1:23; Tito 3:5).

sarà d’incoraggiamento per noi la testimonianza dei discepoli del Nuovo Testamento, ma anche quella di chi è vicino a noi ed ha sperimentato il glorioso miracolo della nuova nascita (I Re 10:1,6-9).

Gioacchino Caltagirone

GIOSAFAT CI PARLA DI DISPORSI A CERCARE IL SIGNORE

Questa battaglia non sarete voi a combatterla: presentatevi, tenetevi fermi, e vedrete la liberazione che il Signore vi darà. O Giuda, o Gerusalemme, non temete e non vi sgomentate; domani, uscite contro di loro, e il Signore sarà con voi.
2 Cronache 20:17

Dopo il re Salomone Israele si divise in 2 regni: il regno di Giuda e il regno di Israele. Giosafat figlio di Asa re di Giuda visse tra il 948 e l’873 a.C. e regnò 25 anni a Gerusalemme. Troviamo scritto al capitolo 17:3 che il Signore fu con Giosafat, perché egli camminò nelle vie che Davide suo padre aveva seguito da principio, e non cercò i baali, gli idoli, ma il Dio di suo padre. Giosafat si può dire che partì con il piede giusto, perché ”si dispose a cercare il Signore” (2 Cron. 20:3).

Vediamo che il Signore lo fa crescere: gli dà prosperità e coraggio, gloria e ricchezze, ma leggiamo anche che il suo coraggio cresce perché Giosafat seguiva le vie del Signore e il timore di DIO era nel suo cuore. Perciò egli fa sparire anche dal territorio di Giuda gli alti luoghi e gli idoli di Astarte. Al capitolo 17:10 dice: “Il terrore del Signore s’impadronì di tutti i regni dei paesi che circondavano Giuda, al punto che non mossero guerra a Giosafat.”

A volte, invece, alcuni credenti appena convertiti sono sotto il timore di Dio per un tempo, il Signore li benedice, li fortifica, fanno delle belle esperienze con il Signore, ricevono grandi benedizioni ma poi, pian piano, si allontanano e vivono una vita ai margini della terra promessa e della benedizione del Signore. Quando si è lontani dal Signore, si diventa facile preda del nemico, quindi bisogna stare vicino al Signore e sotto il timore di Dio. Che il Signore ci aiuti ad andare avanti giorno per giorno, stando vicini a Lui. E noi vogliamo stare vicino al Signore?

Poco dopo fa una strana alleanza con Acab re di Israele, e tutti conosciamo la storia di Acab, nella Bibbia (1 Re 16:30). È scritto di Acab che fece ciò che male agli occhi del Signore più di tutti quelli che l’avevano preceduto. Vediamo che quest’alleanza a momenti gli costa la vita, perché era il frutto di una associazione con gli idolatri, leggiamo nella Parola di Dio che il Signore ci avverte di non metterci con gli infedeli. Infatti, appena arriva a Gerusalemme, il veggente Ieu lo rimprovera e gli ricorda che con il fare alleanza con gli empi e amare quelli che odiano il Signore, ci attiriamo addosso l’ira del Signore.

Spesso, la guida divina chiama a seguire percorsi diversi da quelli che ci aspettavamo; ma il credente spirituale si preoccupa più di essere al centro della volontà di Dio che raggiungere gli obiettivi che gli stanno a cuore. Molti subiscono delle sconfitte proprio perché mettono davanti alla volontà di DIO le loro scelte. “Ma l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente “ (1 Cor.2:14).

Ma Giosafat mette da parte questa triste esperienza e continua a camminare per le vie del Signore, con il Suo timore nel cuore. Possiamo dire che il re Giosafat era un timorato di Dio e onorava il Signore, e noi sappiamo ciò che è scritto nella Sua Parola: Dio onora quelli che l’onorano.

Leggiamo che Moabiti, Ammoniti e Edomiti marciarono per far Guerra contro Giuda. Qui vediamo che quando siamo vicini al Signore e siamo approvati da Lui il nemico cerca subito di intervenire, di farci cadere e di rovinare la nostra comunione con il Signore, ma non preoccupiamoci perché con Gesù noi siamo più che vincitori.

L’apostolo Paolo scriveva in Rom. 8:37: “Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati”… con Gesù Cristo al nostro fianco non dobbiamo aver paura perché Lui combatte per noi. Leggiamo che Giosafat fa una bella preghiera di riconoscenza e di umiliazione a Dio chiedendo il Suo intervento e la Sua approvazione: “Signore, Dio dei nostri padri, non sei tu Dio dei cieli? Non sei tu che domini su tutti i regni delle nazioni? Non hai tu nelle tue mani la forza e la potenza, in modo che nessuno può resistere contro di te“? (verso 6 e 7). Al verso 15 dice: che lo Spirito del Signore investì Iaaziel e attraverso di lui Dio parlò al popolo dicendo: “non temete e non vi sgomentate a causa di questa gran moltitudine; poiché questa non è battaglia vostra ma di Dio”.

Quante volte si presentano prove e difficoltà e noi, invece di umiliarci e cercare l’aiuto di Dio, pensiamo di fare a meno di Lui. Cerchiamo di poter superare ogni difficoltà con le nostre forze e invece di migliorare, la situazione peggiora, ma vogliamo dire come il Salmista (Salmo 121:2) il mio aiuto viene dal Signore che ha fatto il cielo e la terra.

Dio vuole e si aspetta da noi che presentiamo ogni cosa a Lui, perciò prendiamo esempio dalla preghiera di Giosafat, umiliamoci davanti al Signore e chiediamo il Suo intervento, nella distretta e non solo, riconosciamo che l’aiuto viene da Dio che è potente a liberarci.

“Cercate il Signore e la sua forza, cercate sempre il suo volto” (1 Cron. 16:11)

Le prove, le bufere, le distrette arrivano, ma Dio ci invita a consacrarsi e a santificarsi a Lui, affinché possiamo vedere la sua mano ci libera da ogni avversità, e godere della Sua pace e della gioia che infonde nei nostri cuori.

Noi credenti non siamo immuni da prove e difficoltà, ma bisogna imparare a confidare e a credere in Dio, che per mezzo di Cristo Gesù, ci dà la vittoria e mette la Sua pace nei nostri cuori. Nel Salmo 50:15 Dio dice: “Invocami nel giorno della sventura Io ti salverò e tu mi glorificherai”. Per avere una vita vittoriosa bisogna ricordarsi di continuare a confidare in Dio anche dopo le prove e le difficoltà.

C’era un fratello che diceva: “il nostro Signore è geloso di noi credenti e se Lo cerchiamo solo nelle prove e nelle difficoltà per Lodarlo, quelle avremo di continuo”. Ricordiamoci che dopo una prova se rimaniamo fedeli a Lui, Il Signore ci darà una grande benedizione, le avversità non fanno altro che farci progredire nell’avanzamento e nella crescita spirituale.

Il Signore ci ama, ci corregge, ci riprende e ci fortifica impariamo ad accettare ogni cosa dalle mani del Signore e come Giosafat disponiamoci a cercare il Signore e a confidare in Lui. Il Signore ci ama. A Lui la lode e la gloria. Amen

Di Bona Cristofaro.

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